Come curare il piede diabetico, riconoscerne i sintomi e prevenire questa complicanza

7 luglio 2014 Salute e prevenzione
piede diabetico sintomi

Il piede diabetico è una delle complicanze più temute del diabete perché può avere conseguenze molto gravi come, nei casi più seri, l’amputazione dell’arto. Per questo la prevenzione costante con controlli periodici si dimostra particolarmente importante per i pazienti diabetici. Vediamo come si manifesta questa problematica e come affrontarla grazie all’aiuto di un team multidisciplinare e all’assistenza domiciliare. 

Che cos’è il piede diabetico

Il piede diabetico è una complicanza tardiva del diabete che si presenta come un deterioramento dei tessuti profondi del piede in soggetti che soffrono di diabete da diverso tempo, almeno da 5-10 anni. 

Questa condizione non si manifesta in tutte le persone che hanno il diabete, ma in coloro che presentano già disturbi cronici come danni alle arterie (arteriopatia diabetica) o ai nervi (neuropatia diabetica), anch’essi dovuti al diabete. 

In particolare, questa problematica colpisce il 5% dei diabetici (circa 300 mila italiani) e il suo trattamento rappresenta il 25% della spesa complessiva per l’assistenza ai pazienti con diabete (Fonte: Società Italiana di Diabetologia).

Questa condizione può causare lesioni e infezioni di gravità variabile, le più serie delle quali possono portare fino alla soluzione estrema dell’amputazione. Per scongiurare questo rischio è necessario adottare un approccio terapeutico il più possibile multidisciplinare, con un team esperto in grado di intervenire con tempestività, ma anche educare il paziente e il caregiver – dunque la persona che lo assiste – insegnando loro a gestire il piede nella quotidianità. 

Piede diabetico: da cosa è causato

Uno stato diabetico di lunga durata, che quindi si protrae da molti anni e che non è adeguatamente controllato, è alla base dello sviluppo di complicanze croniche come la neuropatia periferica e l’arteriopatia diabetica, disturbi che rappresentano i fattori di rischio alla base del piede diabetico. 

L’insorgenza del piede diabetico, infatti, si verifica quando per tanto tempo il diabete viene trascurato o mal curato, con livelli di glicemia costantemente elevati (la glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue): più la glicemia rimane alta a lungo, più i tessuti ne soffrono a causa dell'azione corrosiva che provoca. 

Trascurare o mal curare il diabete significa non tenere sotto controllo alcuni fattori determinanti per questa patologia, ovvero:

  • la glicemia;
  • la pressione arteriosa elevata;
  • il colesterolo alto;
  • l’abitudine al fumo;
  • il sovrappeso;
  • la sedentarietà.

L’azione dannosa del livello alto di glicemia si può manifestare sulle arterie che nutrono il piede, causando l’arteriopatia diabetica, oppure sui nervi, provocando la neuropatia diabetica. L’individuazione tempestiva di queste problematiche è fondamentale perché permette di definire il percorso terapeutico da seguire, che è diverso nei due casi.

Neuropatia: che cos’è e perché causa il piede diabetico

Il paziente che ha trascurato il suo diabete per lungo tempo – condizione che può verificarsi anche quando  il soggetto non sa di essere malato, come nei casi di diabete di tipo 2 asintomatico – può sviluppare neuropatia. Quest’ultima causa una ridotta sensibilità del piede: il paziente, dunque, non avverte dolore e non si accorge di un’eventuale lesione

Di conseguenza, a meno che non si eseguano controlli periodici facendosi visitare da un podologo, molte ferite passano inosservate e peggiorano progressivamente perché l'area interessata è continuamente esposta all’azione del peso del corpo. 

La neuropatia può anche modificare l’equilibrio nel movimento del piede (flessione ed estensione) a causa del danno ai nervi. Questa condizione è responsabile dello sviluppo di protuberanze ossee anormali e di punti di pressione anomali che, nel tempo, provocano lesioni e ulcerazioni

Arteriopatia periferica e piede diabetico

Nel caso in cui il soggetto con diabete da molti anni sviluppi un’arteriopatia periferica – di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato ai problemi di circolazione – i tessuti del piede non saranno sufficientemente irrorati dal sangue con il rischio di andare incontro a ischemia,ovvero mancanza di ossigeno. 

Con questo quadro, di solito, il paziente  avverte dolore per le eventuali lesioni – a meno che non soffra anche di neuropatia concomitante – ma se non si agisce tempestivamente, facendosi visitare da uno specialista, queste non guariranno in tempi brevi a causa del ridotto afflusso di sangue. Questo porta al rischio di sviluppare un’infezione che, se trascurata o mal curata, può portare a cancrena. 

Piede diabetico: come si manifesta

A seconda delle cause che lo determinano, il piede diabetico si può classificare in tre categorie principali:

  • piede neuropatico, determinato dalla neuropatia;
  • piede ischemico, dovuto alla malattia vascolare;
  • piede neuroischemico, dove sono contemporaneamente presenti neuropatia e arteriopatia.

Il piede diabetico presenta sintomi a più livelli, dai più superficiali ai più profondi, che variano a seconda dei quadri clinici sopra descritti. Vediamo, dunque, le principali manifestazioni:

  • Pelle più fragile: la pelle del piede, resa meno tonica ed elastica dal diabete, si presenta più fragile, secca e si lesiona facilmente. Diventa più soggetta a calli e vesciche che, se trascurati, possono degenerare in ulcere.
  • Muscoli atrofizzati: i nervi perdono la capacità di trasmettere gli impulsi elettrici e i muscoli si atrofizzano, di conseguenza la capacità di sostegno da parte del piede e della gamba si riduce, portando ad appoggiare il piede in modo scorretto.
  • Cartilagini, tendini, legamenti più spessi e rigidi: a causa della loro perdita di elasticità, si riduce la mobilità del piede, che tende a inarcarsi e a gestire male il carico.
  • Nervi desensibilizzati: a causa della neuropatia, i nervi non percepiscono più la sensazione di dolore, ma anche temperature troppo fredde o troppo calde, ed eventuali posizioni scorrette mentre si cammina. Questa condizione può portare a non accorgersi di lesioni che, di conseguenza, vengono involontariamente trascurate, e che per questo tenderanno a peggiorare.
  • Vasi sanguigni periferici alterati: a causa dell’arteriopatia, i vasi riducono l’apporto di ossigeno ai tessuti, condizione che, come già accennato, rende più difficile e lenta la guarigione delle lesioni.

A causa dei danni a carico dell’arto inferiore, si possono verificare altre due manifestazioni che è importante citare:

  • Le ulcere: come precedentemente spiegato, si tratta di lesioni della pelle, che è resa più fragile dal diabete. Nella maggior parte dei casi, sono localizzate sulla pianta del piede, e guariscono lentamente e con difficoltà. A seconda della gravità e della sede della lesione, queste ultime possono interessare anche i tessuti sottocutanei e ossei, condizione che potrebbe portare a osteomielite (infezione dell’osso).
  • Le deformazioni a carico di ossa e articolazioni: le alterazioni a carico di nervi, muscoli e tendini fanno sì che le dita dei piedi assumano posture scorrette (come piegarsi ad artiglio o a martello), determinando un appoggio scorretto del piede.

Piede diabetico: quali sono i principali campanelli d’allarme?

È importante, dunque, che la persona con diabete sappia riconoscere i principali campanelli d’allarme del piede diabetico e che, in tal caso, si rivolga immediatamente al proprio medico. Tra i segnali a cui prestare massima attenzione citiamo, ad esempio: 

  • piedi sempre freddi;
  • alterazioni del colore della pelle del piede;
  • lesioni che guariscono a fatica;
  • intorpidimento, formicolio ai piedi;
  • cambiamenti della sensibilità cutanea;
  • deformazione dei piedi

La cura del piede diabetico e la gestione delle lesioni 

La gestione delle lesioni del piede diabetico richiede il supporto di specialisti diversi – dal chirurgo vascolare al diabetologo, dal podologo all’ortopedico– per curarle e prevenirne la ricomparsa. La priorità è cercare di evitare possibili complicanze gravi come l’amputazione, che in alcuni casi, purtroppo, rimane l’unica soluzione possibile. 

Nella maggior parte dei casi, l’amputazione avviene come conseguenza di un’ulcera del piede che continua a recidivare, non guarisce e tende progressivamente ad aggravarsi. In alcuni casi, il paziente va incontro ad amputazioni minori (parti del piede, come le dita ad esempio), in altri ad amputazioni maggiori (gamba, coscia), che espongono a un elevato rischio di perdita dell’indipendenza.

A questo proposito, dai dati della Società Italiana di Diabetologia emerge che nell’ultima decina di anni il numero delle amputazioni dovute al piede diabetico si è ridotto di quasi la metà. Nonostante questa buona notizia, rimane il fatto che ogni anno sono sottoposti ad amputazione 7 mila pazienti italiani, il 40 per cento dei quali va incontro a un’amputazione maggiore dell’arto. 

Piede diabetico: cosa fare in caso di ulcere e lesioni

Se il paziente diabetico si accorge di avere una piccola abrasione o ferita, anche se all’apparenza sembra poco importante, è necessario mostrarla il prima possibile al proprio medico e, se nell’arco di 48 o 72 ore non guarisce, è consigliabile recarsi da un podologo o in un centro specializzato per la cura e la prevenzione del piede diabetico.

Sarà il podologo, in sinergia con il team diabetologico, a valutare gli interventi necessari. Questi variano a seconda della gravità della situazione e possono consistere in:

  • curare le infezioni con terapia antibiotica adeguata;
  • trattare chirurgicamente l’ulcera e l'eventuale infezione dell’osso;
  • scaricare il peso del corpo che grava sulle lesioni con plantari e calzature realizzati ad hoc;
  • ottimizzare il controllo della glicemia;
  • eseguire una radiografia e/o una biopsia in caso di sospetta osteomielite;
  • procedere con il ricovero ospedaliero nelle persone che presentano ischemia critica al piede (ovvero poco afflusso di sangue) o un’infezione grave.

Il trattamento dell’ulcera del piede diabetico 

Prima di cominciare la cura di un’ulcera, è necessario stabilire quale sia il trattamento da seguire, che varia in base al tipo di ferita e alle condizioni del singolo paziente. 

In generale, l‘iter terapeutico include una serie di passaggi che prevedono la pulizia della ferita, un intervento di sbrigliamento, detto anche debridement, per rimuovere il tessuto necrotico, il trattamento dell’infezione, se presente, e la gestione dell’essudato, dunque i liquidi emessi dalla ferita stessa.

La detersione consente di creare le condizioni ottimali per garantire il processo fisiologico di guarigione e consiste nella rimozione di ciò che potrebbe ostacolarla o ritardarla, come detriti di tessuto, germi di superficie, residui di medicazioni. Lo sbrigliamento, invece, consente di rimuovere il tessuto necrotico presente, e può essere svolto con sistemi più o meno invasivi. Una volta ottenuto un letto di ferita deterso, è possibile passare alla medicazione, che deve mantenere il giusto livello di umiditàsulla lesione, favorendone così il processo di guarigione. 

In linea generale, leulcere non infette possono essere controllate in ambulatorio medico due volte alla settimana, mentre le ulcere diabetiche in cui si è sviluppata un’infezione dovrebbero essere verificate almeno una volta al giorno.

Altra pratica importante per il processo di guarigione dell’ulcera è lo scarico, il cui scopo è ridistribuire il peso che grava sulle zone dove si estende la lesione. Esistono diversi metodi per farlo, tra cui mezze scarpe, che consentono di camminare sgravando il peso di una parte specifica del piede, ma anche tutori ortopedici fissi o removibili, che aiutano a diminuire la pressione, sedie a rotelle e stampelle.

La gestione domiciliare delle lesioni è possibile e può essere affidata sia al paziente stesso sia al caregiver, ma è imperativo che ricevano la giusta preparazione per trattarle in modo adeguato. Altrimenti, ci si può affidare a professionisti che vanno direttamente a casa della persona, ad esempio a un servizio infermieristico domiciliare.

Come prevenire il piede diabetico

Nella malattia diabetica, come prassi generale, è importante seguire uno stile di vita adeguato, mantenere una dieta sana, praticare attività fisica regolare e sottoporsi periodicamente ai controlli indicati dal medico. 

Le linee guida fornite dall’Associazione Medici Diabetologi e dalla Società Italiana di Diabetologia citano l’esame completo del piede tra i controlli che le persone con diabete dovrebbero effettuare almeno una volta all’anno. Nei casi più a rischio – ad esempio gli over 70, specialmente se non hanno intorno familiari che si prendano cura di loro  – è consigliata una frequenza maggiore. 

Nel caso del piede diabetico, infatti, la prevenzione e la diagnosi precoce hanno importanza fondamentale per evitare la formazione di ulcere. In particolare, si parla di prevenzione primaria quando il soggetto non ha ancora presentato ulcerazioni, mentre si definisce prevenzione secondaria quella per i pazienti con ulcerazioni pregresse. 

Le azioni preventive principali per scongiurare il rischio di piede diabetico sono controllare le patologie concomitanti e scatenanti e sottoporsi a screening regolari. A queste indicazioni si aggiungono quelle del decalogo della Società Italiana di Diabetologia che contiene indicazioni utili per prevenire il piede diabetico:

  • Eseguire un attento e completo controllo del piede tutti i giorni
  • Lavare i piedi quotidianamente con acqua tiepida e un sapone di buona qualità, evitando pediluvi prolungati o con sali perché tendono a macerare e disidratare la pelle.
  • Osservare se ci sono eventuali ispessimenti duri sul tallone o sui margini. In tal caso, strofinarli delicatamente con una pietra pomice naturale. 
  • Applicare una crema idratante per mantenere la pelle elastica e morbida. Se continuano a formarsi ispessimenti rivolgersi al podologo.
  • Evitare temperature troppo calde o troppo fredde. Se i piedi sono freddi durante la notte, usare calze di lana, mettendole sopra calze di seta o di filo di Scozia.
  • Non camminare scalzi. Evitare, inoltre, le scarpe con punta stretta o con i tacchi alti, quelle aperte e i sandali. L’interno delle scarpe andrebbe ispezionato con la mano prima di indossarle per evitare lesioni a causa della presenza di corpi estranei.
  • Non indossare le scarpe senza calze.
  • Tagliare le unghie dritte, non troppo corte. Non usare forbici appuntite e utilizzare una lima a punta arrotondata per smussare gli angoli.
  • Non tagliare calli e duroni e non ferire vesciche e bolle con aghi.  
  • Seguire sempre le istruzioni del medico o del farmacista e chiedere loro consiglio prima di qualsiasi iniziativa relativa ai propri piedi.

Una rete di assistenza domiciliare per supportare al meglio la cura del piede diabetico

Come abbiamo visto, il piede diabetico è una delle conseguenze più problematiche del diabete, che spesso i familiari del malato non riescono a gestire autonomamente in modo efficace e continuativo, anche per mancanza di esperienza e competenze necessarie per eseguire i trattamenti necessari. In tutti questi casi può essere utile prendere in considerazione il supporto offerto da Privatassistenza, la prima rete nazionale di assistenza domiciliare che offre servizi qualificati per anziani, malati e disabili bisognosi di un aiuto concreto a casa o in ospedale. Operativa da più di 25 anni, è presente con oltre 200 sedi sul territorio italiano.  

Nel caso del piede diabetico, Privatassistenza garantisce supporto per la gestione di questa condizione attraverso un servizio di podologo a domicilio, il quale farà una valutazione clinica in base a cui organizzare i trattamenti più appropriati. Questo specialista si occuperà di tutto ciò che riguarda la cura del piede, dalla rimozione delle callosità al trattamento di infezioni fungine, dalla cura delle ulcere alla rimozione di unghie incarnite.

Disponibilità garantita 24 ore su 24, tempestività e velocità negli interventi, anche nei festivi: con queste caratteristiche Privatassistenza si propone come la realtà adatta a prendersi cura di te o di un tuo familiare grazie al lavoro di operatori qualificati.

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