Quali sono i sintomi del Long Covid e chi è più a rischio?

20 settembre 2022 Salute e prevenzione
Long Covid sintomi

L'espressione “Long Covid” fa riferimento a una serie di disturbi che si sviluppano o persistono per settimane o mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2, nonostante la guarigione dal Covid-19 e la negativizzazione. Si tratta di una condizione piuttosto diffusa, tuttora in fase di studio, che ostacola la piena ripresa.

In questo articolo, vediamo insieme quali sono le possibili cause del Long Covid, quali fattori possono favorirlo e quali sembrano aiutare a prevenirlo. Illustreremo anche i sintomi con cui si manifesta, quanto durano e cosa fare se tu o un tuo familiare avete il sospetto di soffrire di Long Covid.

Cos’è il Long Covid

Il Long Covid è una sindrome clinica caratterizzata da una serie di effetti a lungo termine dell'infezione da SARS-CoV-2 che, come sottolineano l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), insorgono o permangono dopo quattro settimane e oltre dalla guarigione dal Covid-19, nonostante la negatività al test.

Si tratta di un ampio spettro di disturbi che possono variare da soggetto a soggetto e durare per settimane o mesi, compromettendo lo stato di salute e il recupero di chi ne soffre.

Non tutti gli individui che hanno contratto l'infezione da Sars-CoV-2 sviluppano il Long Covid, ma questa sindrome è piuttosto frequente.

Secondo stime recenti dell'OMS/Europa, almeno 17 milioni di persone nei 53 Paesi della regione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e quasi 145 milioni in tutto il mondo hanno sofferto di Long Covid nei primi due anni della pandemia, con sintomi della durata di almeno 3 mesi e una probabilità doppia per le donne rispetto agli uomini di sviluppare questa sindrome. I dati si basano su un modello elaborato per l'OMS dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), centro di ricerca sulla salute della School of Medicine dell’Università di Washington.

Uno studio condotto nei Paesi Bassi e pubblicato ad agosto 2022 sulla rivista The Lancet, tra i più completi ad aver indagato le caratteristiche e l'incidenza del Long Covid, ha evidenziato che una persona su 8 (il 12,7% del campione, composto da oltre 76.000 soggetti) guarita dal Covid-19 presenta almeno un sintomo del Long Covid da 3 a 5 mesi dopo l'infezione. Tra le problematiche più frequentemente riscontrate dalla ricerca ci sono dolori al petto, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, perdita di gusto e olfatto, stanchezza generale.

Studi precedenti, come quello norvegese condotto durante la prima ondata pandemica e pubblicato su Nature, avevano osservato sintomi di Long Covid a 6 mesi dalla malattia in un paziente su due

In molti casi, i disturbi del Long Covid sono facilmente riconducibili a una precedente infezione di Covid-19 perché chi ne soffre sa di essersi contagiato. Non sempre, tuttavia, la diagnosi di Long Covid è semplice e immediata. Può accadere, infatti, che la persona non sia consapevole di essere stata infettata dal virus Sars-CoV-2 e, di conseguenza, non riconosca i suoi problemi di salute come sintomi del Long Covid.

Chi è più a rischio di sviluppare il Long Covid?

Nonostante il Long Covid sia una condizione piuttosto frequente, i meccanismi che portano alla sua insorgenza non sono ancora stati del tutto chiariti e restano oggetto di studio. Quali sono i fattori di rischio? C'è un legame tra gravità dell'infezione acuta e sviluppo del Long Covid? E, soprattutto, chi è vaccinato è più protetto? Vediamo a quali conclusioni è giunta, finora, la scienza.

Long Covid: possibili cause e fattori scatenanti

Sono diversi gli elementi che sembrano essere coinvolti nella comparsa del Long Covid. Un'ipotesi lega questa sindrome a un danno diretto causato dal virus SARS-CoV-2, un'altra teoria la considera la conseguenza di una risposta anomala del sistema immunitario, che scatena una sorta di reazione autoimmune, ovvero aggredisce organi e tessuti del corpo non riconoscendoli come propri.

Tra i fattori di rischio che sembrerebbero aumentare la probabilità di sviluppare il Long Covid ci sono:

  • età avanzata;
  • sesso femminile;
  • ospedalizzazione per Covid-19;
  • obesità;
  • diabete di tipo 2;
  • stato generale di salute e presenza di patologie concomitanti al momento dell'infezione;
  • abitudine al fumo;
  • assenza di vaccinazione contro il Covid-19.

Long Covid e gravità del Covid-19: c'è un legame?

Generalmente c'è una correlazione tra gravità della malattia da Covid-19 e rischio di Long Covid, ma un numero crescente di evidenze scientifiche mostra che la severità dell'infezione non sia determinante nell'insorgenza del Long Covid.

Questo legame era più marcato nelle prime forme di malattia e in quelle successive, associate alla variante Delta, ma la situazione è cambiata con la diffusione della variante Omicron. Al momento non ci sono prove del fatto che a una maggiore gravità dell'infezione e della malattia possa essere associato un aumentato rischio di soffrire di questa sindrome.

Chiunque sia stato infettato dal virus SARS-CoV-2 può, dunque, essere colpito da Long Covid, anche chi ha sviluppato la malattia in forma lieve o del tutto asintomatica.

Long Covid: il ruolo protettivo della vaccinazione anti-Covid-19

Diverse ricerche suggeriscono che la vaccinazione contro il Covid-19 possa svolgere un ruolo protettivo nei confronti del Long Covid.

Uno studio osservazionale inglese pubblicato sul British Medical Journal ha monitorato 28.000 adulti residenti nel Regno Unito che si erano vaccinati dopo aver contratto il Coronavirus. Analizzando la frequenza dei casi di Long Covid tra loro, gli studiosi hanno notato che dopo una prima dose di vaccino, le probabilità di sviluppare questa sindrome diminuivano del 12,8%. Un'ulteriore riduzione del rischio, pari all'8,8%, è stata osservata dopo la seconda dose di vaccino.

Anche uno studio italiano, finanziato dalla Fondazione Humanitas per la Ricerca e pubblicato su JAMA, The Journal of the American Medical Association, ha messo in evidenza il ruolo positivo della vaccinazione, e in particolare della terza dose, nel proteggere dal Long Covid.

Da marzo 2020 ad aprile 2022, i ricercatori hanno analizzato lo stato del sistema immunitario di quasi 2600 operatori sanitari che si erano infettati nel periodo di circolazione delle diverse varianti di Coronavirus ed esaminato gli effetti delle varie fasi della campagna vaccinale.

I risultati dello studio mostrano che le persone non vaccinate sono le più esposte al Long Covid (41,8%), contro il 16% di chi è stato vaccinato con tre dosi. Il Long Covid, dunque, colpisce quasi tre volte di più chi non è vaccinato rispetto a chi ha fatto la terza dose, indipendentemente dalla variante.

Quali sono i sintomi del Long Covid?

Come abbiamo accennato, la sintomatologia del Long Covid può includere una grande varietà di disturbi, sia generali, sia a carico di specifici organi e sistemi, in particolare quelli respiratorio, cardiovascolare, neurologico, gastrointestinale. Esaminiamoli in dettaglio.

Sintomi generali

I sintomi generali includono:

  • stanchezza persistente;
  • debolezza;
  • dolori muscolari e articolari;
  • febbre;
  • malessere post-sforzo, che consiste nel peggioramento dei disturbi dopo uno sforzo fisico o mentale;
  • mancanza di appetito.

Sintomi specifici

I sintomi specifici possono essere:

  • respiratori: in questa categoria rientrano difficoltà respiratorie (dispnea), tosse persistente, diminuzione della capacità di espansione della gabbia toracica.
  • Cardiovascolari: questo gruppo comprende dolore al petto e senso di oppressione, tachicardia e palpitazioni, aritmie, variazioni della pressione arteriosa, miocardite e pericardite (rispettivamente, l'infiammazione del miocardio, cioè la componente muscolare del cuore, e del pericardio, la membrana che lo avvolge). 
  • Neurologici: possono manifestarsi mal di testa, difficoltà di concentrazione e attenzione, problemi di memoria (la cosiddetta nebbia mentale o “brain fog”), neuropatie periferiche, cioè malattie che causano un danneggiamento e un malfunzionamento dei nervi periferici, con sintomi come debolezza, formicolio, dolore.
  • Otorinolaringoiatrici: è possibile soffrire di disturbi dell'olfatto e del gusto, ronzii o fischi (acufeni) e dolore alle orecchie (otalgia), oltre ad avvertire una sensazione di ristagno di muco nella gola.
  • Gastrointestinali: tra i possibili sintomi ci sono nausea, vomito, dolori addominali, diarrea, disturbi digestivi, reflusso gastroesofageo.
  • Dermatologici: sono possibili eruzioni cutanee e alopecia, ovvero una perdita di capelli in forma più o meno grave.
  • Psicologici: il Long Covid può causare disturbi dell'umore e del sonno, ansia, depressione.

Non esiste un test per confermare il Long Covid, quindi la diagnosi è clinica, ovvero si basa sulla valutazione dei sintomi e sulla raccolta di informazioni sullo stato di salute del paziente, in particolare sulle pregresse infezioni da SARS-CoV-2.

In presenza di disturbi che possano essere ricondotti al Long Covid, o se dopo il Covid-19 il recupero non è completo, è consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia per gli accertamenti del caso.

Il Long Covid negli anziani

Come sottolinea il rapporto Indicazioni ad interim sui principi di gestione del Long-Covid dell'istituto Superiore di Sanità, gli anziani tendono a soffrire di Long Covid con una frequenza maggiore rispetto ai giovani.

Fino all'80% delle persone anziane valutate a due mesi dall’esordio del Covid-19 riferisce la persistenza di almeno un disturbo, in particolare difficoltà respiratorie, debolezza, dolore articolare e tosse.

I sintomi, inoltre, per quanto simili come tipologia a quelli del resto della popolazione, sono in genere più gravi.

Alle manifestazioni cliniche tipiche di questa sindrome possono aggiungersi anche disturbi neurodegenerativi e psichiatrici e deterioramento cognitivo. Alcune evidenze indicano che, rispetto ad altri eventi clinici acuti, durante i primi 90 giorni dopo una diagnosi di Covid-19 la probabilità di sviluppare demenza aumenta.

Il Long Covid può associarsi anche a malnutrizione, una condizione dalle conseguenze molto serie, come la perdita della massa e della forza muscolare (sarcopenia).

Nelle persone anziane, dunque, questa sindrome deve essere accertata e affrontata con particolare attenzione, perché le ricadute sulla salute possono essere particolarmente gravi.

Quanto dura il Long Covid?

I sintomi del Long Covid possono persistere o svilupparsi dopo diverse settimane dall'infezione, tendenzialmente dopo 4 e fino a 12 e oltre. Possono essere transitori o intermittenti, modificarsi nel tempo oppure restare costanti.

Uno studio cinese pubblicato su The Lancet ha osservato che in alcune persone i disturbi erano ancora presenti a due anni dalla malattia acuta. Tra le principali problematiche di lunga durata, la ricerca ha individuato una peggiore qualità della vita legata alla salute, una ridotta capacità di esercizio, disturbi della sfera mentale e una maggiore necessità di assistenza sanitaria dopo le dimissioni dall'ospedale rispetto a chi non aveva sintomi del Long Covid.

Long Covid: a chi rivolgersi se c'è bisogno di assistenza domiciliare

Il Long Covid è una sindrome che può influire pesantemente e a lungo sulla qualità della vita e sullo stato di salute di chi ne soffre.

Soprattutto se questa condizione interessa persone anziane, fragili o con altre patologie, potrebbe dunque rendersi necessaria un'assistenza domiciliare, utile sia per prestare al malato le cure adeguate sia per aiutarlo nelle necessità quotidiane.

A chi rivolgersi? Tra le realtà specializzate nell'assistenza domiciliare per anziani, malati e disabili c'è PrivatAssistenza, network con 200 centri in tutta Italia e una vasta rete di operatori qualificati e professionisti sanitari che sono in grado di prestare assistenza e cure domiciliari per tutte le esigenze legate al Long Covid. Tra questi, badanti, OSS (Operatori Socio-Sanitari), infermieri, psicologi.

Per la varietà delle sue manifestazioni cliniche, il Long Covid può richiedere un approccio multidisciplinare e prevedere il coinvolgimento di più figure, specializzate in diversi ambiti, che grazie a PrivatAssistenza sono disponibili, sia di giorno che di notte, in maniera continuativa o ad ore a seconda delle esigenze dell'assistito.

Rivolgendosi a PrivatAssistenza, grazie alle potenzialità della telemedicina, è anche possibile eseguire a domicilio esami strumentali per approfondire molte problematiche che possono essere correlate al Long Covid. Tra questi, l'elettrocardiogramma e l'holter cardiaco e pressorio, che il medico può prescrivere in presenza di aritmie, tachicardia, dolori al petto, variazioni della pressione che richiedono ulteriori accertamenti.

I servizi di assistenza domiciliare per il Long Covid si aggiungono agli esami a domicilio per la diagnosi del Covid-19, come il tampone, utili a quei pazienti che per età e condizioni di salute non hanno la possibilità di effettuare questi test nelle farmacie o nei centri specializzati.

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