Alzheimer: come riconoscere i primi sintomi

13 ottobre 2022 Salute e prevenzione

L'Alzheimer è una forma di demenza che danneggia in modo progressivo le cellule del cervello, causando disturbi cognitivi, comportamentali e dell'umore all'inizio lievi, poi sempre più severi e invalidanti.

Attualmente non esiste una cura per questa patologia, ma riconoscere i primi sintomi consente di intervenire subito con trattamenti che possono rallentarne il peggioramento, migliorando la qualità della vita dei malati e alleviando l'onere assistenziale per i caregiver familiari.

In questo articolo scopriremo quali sono i segnali dell'Alzheimer allo stadio iniziale, a che età possono manifestarsi e quali esami permettono di diagnosticare questa patologia fin dalle fasi più precoci. Approfondiremo anche come affrontare i primi sintomi dell'Alzheimer, illustrando i farmaci più efficaci e gli interventi assistenziali più opportuni per affiancare malati e famiglie nella difficile gestione di una malattia dall'impatto sempre più devastante.

A che età compaiono i sintomi iniziali dell’Alzheimer?

L'avanzare dell'età rappresenta il principale fattore di rischio per la malattia di Alzheimer, che tende a colpire in misura prevalente dopo i 65 anni. Proprio il progressivo invecchiamento della popolazione è uno dei motivi della crescente diffusione di questa patologia. Come evidenzia il Rapporto mondiale Alzheimer 2022 - La vita dopo la diagnosi: trattamento, cura e supporto, elaborato dalla McGill University di Montreal in Canada per conto dell’Alzheimer's Disease International, si stima che nel mondo 55 milioni di persone soffrano di Alzheimer e demenze. In Italia – ricordano AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) e SIN (Società Italiana di Neurologia) – ci sono oltre un milione di malati di demenza: circa  700.000 di loro hanno l'Alzheimer.

Tuttavia, l'Alzheimer non è solo un malattia legata alla vecchiaia. Come ricorda l'Alzheimer's Association, associazione leader a livello mondiale nell'assistenza, nel sostegno e nella ricerca sul morbo di Alzheimer, fino al 5% di chi ne è affetto soffre di una forma precoce, detta “a insorgenza anticipata”, che si manifesta prima dei 65 anni

Nel 60% dei casi, queste forme di Alzheimer a esordio precoce o giovanile sono dette “familiari” perché interessano persone appartenenti alla stessa famiglia, a differenza della maggior parte delle forme di Alzheimer, che sono definite “sporadiche” perché il loro sviluppo non è legato a componenti ereditarie.

Generalmente, dunque, nelle persone affette da Alzheimer i sintomi iniziali compaiono per la prima volta dopo i 60-65 anni, ma in una minoranza di casi, cioè in chi soffre di Alzheimer precoce, possono manifestarsi già a partire dai 40 anni.

Quali sono i primi sintomi dell’Alzheimer e come si manifestano?

L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva, quindi i sintomi si sviluppano lentamente e peggiorano con il passare del tempo.

Nelle fasi iniziali i disturbi sono relativamente lievi, ma negli anni tendono ad aggravarsi, compromettendo le abilità funzionali dei pazienti e interferendo in misura sempre maggiore con le loro attività quotidiane.

La tipologia, l'entità dei sintomi, la loro evoluzione e la rapidità con cui si aggravano sono soggettive e possono variare da malato a malato. Tuttavia, in linea generale, il decorso dell'Alzheimer può essere sintetizzato in tre grandi stadi di sviluppo che descrivono il modo in cui probabilmente la demenza evolverà nel tempo:

  • la fase iniziale, caratterizzata da sintomi lievi che non impediscono di condurre una vita normale;
  • la fase intermedia, con disturbi di moderata gravità;
  • la fase avanzata, in cui la demenza è marcata e rende necessaria un'assistenza continuativa ai malati.

Uno dei primi segnali del morbo di Alzheimer è, comunemente, la perdita di memoria, a cui possono essere associati problemi del linguaggio, disorientamento spazio-temporale e disturbi dell'umore e della personalità. In questa fase della malattia, la persona con Alzheimer è autonoma e indipendente, può lavorare e condurre una normale vita sociale, ma inizia ad avvertire qualche difficoltà nel ricordare, esprimersi, svolgere le mansioni quotidiane.

Approfondiamo come si manifestano queste problematiche e come possono influenzare la vita dei pazienti.

Problemi di memoria

I malati di Alzheimer allo stadio iniziale possono lamentare vuoti di memoria, che fanno sì che chi ne soffre:

  • tenda a perdere oggetti, anche di valore, come le chiavi e gli occhiali, o dimentichi dove li ha messi;
  • abbia difficoltà a ricordare gli eventi (compleanni, anniversari, appuntamenti) o le conversazioni recenti;
  • dimentichi facilmente informazioni appena lette o apprese;
  • faccia ripetutamente le stesse domande;
  • non ricordi i nomi quando gli vengono presentate persone nuove.

Disturbi del linguaggio e della comunicazione

L'Alzheimer, nella sua fase iniziale, può causare anche problemi di linguaggio, che possono manifestarsi con:

  • evidenti difficoltà a trovare la parola giusta nella formulazione delle frasi;
  • tendenza a dimenticare termini e nomi familiari;
  • vocabolario impoverito;
  • perdita della corretta espressione verbale dei propri pensieri;
  • fatica nel seguire una conversazione di lunga durata.

Difficoltà di organizzazione e pianificazione

L'Alzheimer ai primi stadi può manifestarsi anche con problemi di organizzazione, programmazione e pianificazione. Chi ne soffre può incontrare difficoltà maggiori nel prendere decisioni, nel risolvere problemi e nello svolgere compiti, in contesti di vita quotidiana, sociale o di lavoro, che prima erano considerati semplici e che, a causa della malattia, cominciano ad apparire complessi. Tra questi:

  • eseguire calcoli matematici e ragionamenti che richiedono una certa logica;
  • preparare una ricetta, anche già sperimentata in passato, seguendo i diversi passaggi;
  • organizzare una cena per gli ospiti;
  • pagare le bollette;
  • gestire le proprie finanze.

Problemi di orientamento spaziale e temporale

I sintomi iniziali dell'Alzheimer includono anche problemi di orientamento nello spazio e nel tempo. Chi ne soffre potrebbe avere scarsa consapevolezza del luogo e del momento temporale in cui si trova e, per esempio, confondere i giorni della settimana o le stagioni dell'anno e fare fatica a riconoscere un ambiente o un percorso familiare.

Cambiamenti di umore e personalità

Lo stadio iniziale dell'Alzheimer si associa spesso anche ad alterazioni dell'umore e della personalità. Questi cambiamenti possono manifestarsi con:

  • carattere riservato e lunatico, soprattutto in situazioni socialmente e mentalmente impegnative;
  • sensazione di insicurezza e timore al di fuori del proprio ambiente familiare;
  • aumento dell'ansia o dell'agitazione;
  • confusione;
  • perdita di interesse per i propri hobby o i propri amici;
  • sospettosità nei confronti delle altre persone, che spesso sono accusate di sottrarre oggetti al malato.

Come si diagnostica l’Alzheimer?

L'Alzheimer è una patologia a esordio lento e ha sintomi che, nella fase iniziale, sono molto sfumati e difficili da percepire, anche da parte dei familiari del malato. Per questo motivo, la diagnosi può essere complessa e, a volte, tardiva.

Piccoli problemi di memoria che non compromettono le abituali attività quotidiane possono essere la naturale conseguenza dei cambiamenti fisiologici che avvengono nel cervello con l'avanzare dell'età, ma è comunque importante non sottovalutarli. Dimenticare un appuntamento non è necessariamente una spia dell'Alzheimer, specie se si tratta di un episodio occasionale: potrebbe essere il segnale di un lieve declino cognitivo legato all'invecchiamento. 

Se, tuttavia, problemi di memoria e altri disturbi cognitivi o dell'umore tendono a essere frequenti e a condizionare la vita quotidiana, oppure si manifestano prima dei 60 anni, potrebbero essere un sintomo di Alzheimer. È quindi consigliabile parlarne subito con il medico curante, che potrà raccomandare una visita specialistica per valutare l'opportunità di accertamenti diagnostici.

Le tappe del percorso diagnostico

Non c'è uno specifico test per la diagnosi di Alzheimer, che è dunque una procedura articolata, basata su diversi elementi:

  • l'esame del paziente e dei suoi sintomi;
  • la raccolta di informazioni sulla sua storia clinica;
  • la visita neurologica;
  • la somministrazione di test neuropsicologici per valutare la funzionalità cognitiva e gli eventuali deficit;
  • l'esecuzione di esami cerebrali neuroradiologici, come la risonanza magnetica e la PET.

Non esistono degli esami del sangue in grado di accertare la presenza della malattia di Alzheimer, ma la ricerca scientifica è al lavoro per cercare di rendere disponibile anche questa modalità diagnostica.

Attualmente, effettuare le analisi del sangue e delle urine è comunque utile al medico o allo specialista per avere un quadro clinico il più possibile completo ed escludere altre possibili problematiche di salute che possono causare sintomi analoghi a quelli dell'Alzheimer, come depressione, tumori cerebrali e malattie cerebrovascolari.

I principali esami cerebrali per la diagnosi di Alzheimer

In presenza di un sospetto diagnostico di Alzheimer, gli esami cerebrali sono in grado di individuare, fin dalle fasi iniziali, i cambiamenti nel cervello tipici della malattia, in particolare l'accumulo di due proteine neurotossiche, la beta-amiloide e la tau-iperfosforilata. Proprio la comparsa di numerose placche di beta-amiloide e di grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata, infatti, provoca il danneggiamento e la morte delle cellule cerebrali (neuroni), che sono alla base del deterioramento cognitivo in chi soffre di Alzheimer.

È possibile riconoscere questi accumuli quando i disturbi di memoria sono ancora lievissimi e non disabilitanti. A questo scopo vengono impiegati alcuni esami molto sofisticati:

  • la risonanza magnetica ad alta definizione permette di misurare il volume dell'ippocampo (regione del cervello fondamentale per la memoria e l’apprendimento), che già nelle fasi precoci dell’Alzheimer risulta notevolmente ridotto a causa della perdita di cellule nervose provocata dalla malattia;
  • la tomografia a emissione di positroni con fluorodesossiglucosio (FDG-PET) consente di osservare l’eventuale riduzione dell’utilizzo del glucosio come carburante da parte del cervello, che caratterizza l’Alzheimer fin dai suoi stadi iniziali;
  • la tomografia a emissione di positroni con tracciante per l’amiloide (Amyloid-PET) permette di esaminare e quantificare l'accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello;
  • la rachicentesi – una puntura lombare con prelievo del liquor, cioè del liquido cerebrospinale – dà la possibilità di misurare i livelli delle proteine beta-amiloide e tau.

Esiste una cura per i sintomi iniziali dell’Alzheimer?

Ad oggi non ci sono terapie in grado di curare l'Alzheimer, cioè di ritardare, bloccare o far regredire il danno cerebrale causato dalla malattia. Tuttavia, come sottolineano l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Centro Alzheimer, negli stadi lieve e moderato della malattia alcuni farmaci possono aiutare a rallentare temporaneamente il peggioramento dei sintomi della demenza, contribuendo a preservare le funzioni cognitive più a lungo. Tra questi ci sono gli inibitori dell'acetilcolinesterasi, un enzima che distrugge l'acetilcolina. Proprio il deficit di questo neurotrasmettitore, essenziale per la comunicazione tra le cellule nervose e carente nel cervello dei malati di Alzheimer, è una delle cause dei disturbi cognitivi dei pazienti.

Altri farmaci possono aiutare a contenere i problemi di ansia e depressione legati all'Alzheimer.

Insieme ai farmaci, anche la stimolazione cognitiva si è dimostrata efficace nel salvaguardare le abilità cognitive dei malati, sia negli stadi lievi che in quelli moderati della patologia. 

La ricerca scientifica è costantemente impegnata per individuare terapie per il trattamento di questa patologia, oltre che per comprendere in modo più approfondito come prevenire l'Alzheimer. Alcuni studi suggeriscono, infatti, che intervenire sullo stile di vita possa contribuire a proteggere la salute del cervello, ma non ci sono ancora certezze scientifiche in questo senso.

Attualmente, dunque, la diagnosi tempestiva è importantissima per prendere coscienza della malattia e offrire subito al paziente i trattamenti medici più indicati. Permette, inoltre, di impostare gli interventi assistenziali più idonei, quindi aiuta sia a migliorare la qualità della vita del malato sia ad alleviare l'impatto dell'Alzheimer sui caregiver familiari.

Una rete di assistenza domiciliare a supporto dei malati di Alzheimer, dai primi sintomi agli stadi avanzati 

Come abbiamo visto, riconoscere i primi sintomi dell'Alzheimer è fondamentale per affrontare al meglio una malattia che ha ripercussioni sempre più significative sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie.

Negli stadi iniziali, i disturbi sono lievi e non impediscono al malato di continuare a condurre la sua vita in autonomia. Purtroppo, però, con l'avanzare del tempo la progressione della patologia comporta una graduale perdita di funzionalità e di indipendenza che rende necessaria un'assistenza sempre più costante.

Per i caregiver familiari, prendersi cura di un malato di Alzheimer rappresenta, dunque, una sfida gravosa che ha un impatto forte sul loro benessere psicofisico. Per questo, è importante non svolgere questo compito da soli ma poter contare sul supporto di realtà specializzate. Tra queste c'è PrivatAssistenza, prima rete nazionale di assistenza domiciliare ad anziani, malati e disabili.

Con oltre 200 centri in tutta Italia, PrivatAssistenza è in grado di fornire sostegno ai pazienti affetti da Alzheimer fin dalle prime fasi della malattia. La valutazione delle esigenze di malati e famiglie permette di elaborare un Piano di Assistenza Individuale (PAI) che prevede il coinvolgimento delle figure professionali più adatte, individuate all'interno della vasta rete di collaboratori di PrivatAssistenza. Tra queste, operatori socio-assistenziali e sanitari come OSS (Operatori Socio-Sanitari), infermieri, psicologi e fisioterapisti. Gli operatori sono disponibili quotidianamente per assicurare un supporto globale, mirato e di qualità.

PrivatAssistenza può anche offrire percorsi riabilitativi di terapia occupazionale, che aiutano i malati a mantenersi il più possibile attivi e autonomi e a preservare le loro abilità cognitive e, allo stesso tempo, sostengono i caregiver familiari nel loro difficile lavoro di cura. 

Hai bisogno di un servizio di assistenza domiciliare per un tuo caro che soffre di Alzheimer? Contatta il centro PrivatAssistenza più vicino per richiedere un piano assistenziale personalizzato.

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