È possibile prevenire l'Alzheimer? Ecco cosa dice la scienza su come proteggere il cervello da questa malattia

28 marzo 2022 Salute e prevenzione
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Come prevenire l'Alzheimer? In molti si chiedono se esista un modo per proteggersi da questa malattia neurodegenerativa sempre più diffusa, che colpisce soprattutto la popolazione anziana cancellando la memoria e stravolgendo l'esistenza.

L’Alzheimer, infatti, è la forma più comune di demenza dopo i 65 anni di età. Secondo i dati di AIMA e SIN (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer e Società Italiana di Neurologia), rappresenta la terza causa di morte tra gli over 65 in Europa occidentale e una delle principali cause di disabilità negli over 60 a livello mondiale.

Si stima che nel mondo 55 milioni di persone soffrano di Alzheimer, demenze e altre malattie neurodegenerative e le previsioni per il futuro non sono rassicuranti: secondo uno studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) pubblicato su “The Lancet”, i malati potrebbero arrivare a 150 milioni entro il 2050.

In Italia, come ricordano AIMA e SIN, su un milione e 200 mila casi di demenza, 700 mila sono di Alzheimer, con un impatto sociale ed economico altissimo: i costi superano i 15 miliardi, l'80% dei quali sono a carico delle famiglie.

Al momento non c'è una terapia che permetta di guarire l'Alzheimer, ma è possibile prevenirlo? Quanto è importante mantenersi attivi, fisicamente e mentalmente? L'alimentazione può essere di aiuto? Scopriamo cosa possiamo fare, nel quotidiano, per migliorare la salute del cervello e tenere lontani Alzheimer e demenza.

Si può prevenire l'Alzheimer?

Non ci sono ancora certezze scientifiche su come prevenire l'Alzheimer: le tante ricerche condotte non permettono di suggerire soluzioni inequivocabilmente efficaci per ritardare o contrastare declino cognitivo e demenza. Tuttavia, molti studi hanno dimostrato, con risultati incoraggianti, che alcuni comportamenti potrebbero essere di aiuto per proteggere la salute cognitiva.

Recentemente, negli Stati Uniti, un gruppo di studiosi delle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (NASEM) ha esaminato la più autorevole letteratura scientifica sull'argomento per conto del National Institute on Aging (NIA), uno dei 27 Istituti Nazionali di Sanità statunitensi, specializzato in ricerca sull'invecchiamento, la salute e il benessere degli anziani e la prevenzione di malattie come l'Alzheimer. Questo lavoro di analisi, dal titolo "Preventing Cognitive Decline and Dementia: a Way Forward”, ha portato a identificare le più promettenti strategie per prevenire deterioramento cognitivo e demenza.

Esaminiamole nel dettaglio.

Come prevenire l'Alzheimer con le attività cognitive

Un primo intervento che può rivelarsi efficace nel prevenire l'Alzheimer è il training cognitivo, che comprende una serie di esercizi per migliorare abilità come il problem solving, la memoria e la velocità di elaborazione.

Le attività cognitive possono ritardare fino a 5 anni la comparsa dell'Alzheimer, come ha rivelato uno studio del Rush University Medical Center di Chicago, pubblicato nel 2021 sulla rivista specializzata “Neurology”. L'altra buona notizia è che non è mai troppo tardi per allenare il cervello: la ricerca, infatti, ha messo in evidenza che è possibile godere dei benefici delle attività cognitive anche iniziando a 80 anni.

Gli esercizi per prevenire l'Alzheimer sono tantissimi e includono passatempi come leggere, fare puzzle e cruciverba o giocare a carte. Ma non sono solo le attività cognitive a giocare un ruolo nel proteggere dall'Alzheimer: questi effetti positivi, infatti, riguardano anche quelle sociali e ricreative, come visitare mostre e musei e coltivare quotidianamente relazioni.

Ma perché le attività che tengono impegnata la mente possono fare da scudo contro l'Alzheimer? Numerose ricerche hanno associato un'attività cognitiva, sociale, creativa e intellettuale più intensa a una più alta riserva cognitiva, ovvero a una maggiore capacità del cervello di far fronte ai danni neuropatologici della malattia. Tra questi, uno studio statunitense condotto in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e pubblicato nel 2018 sulla rivista “Frontiers in Psychology”.

La riserva cognitiva è importante non solo quando si manifestano i primi segni di demenza o di altre malattie neurodegenerative, ma anche per contrastare il  decadimento cognitivo dovuto all'età.

L’importanza del controllo della pressione sanguigna

Lo studio del NASEM fornisce spunti anche su un altro possibile fattore protettivo: il controllo della pressione sanguigna, soprattutto in chi soffre di ipertensione. Molte ricerche, infatti, hanno osservato che tenere sotto controllo la pressione arteriosa nella mezza età – tra i 40 e i 60 anni, ovvero nel periodo in cui il cervello, invecchiando, comincia a subire cambiamenti – potrebbe contribuire a ridurre il rischio di soffrire di demenza in età più avanzata.

In che modo è possibile abbassare la pressione? Adottando uno stile di vita sano e buone abitudini come:

  • non fumare;
  • mantenersi fisicamente attivi;
  • seguire una dieta equilibrata, in particolare ridurre il consumo di sale;
  • rispettare la terapia contro l’ipertensione prescritta dal medico.

I benefici dell’attività fisica

Una terza buona abitudine potenzialmente utile per proteggerci dall'Alzheimer è praticare attività fisica.

Gli studi finora condotti offrono prospettive interessanti, anche se non forniscono prove sufficienti per dimostrare che l'esercizio fisico sia in grado di prevenire l'Alzheimer o il Disturbo Cognitivo Lieve (MCI), condizione clinica caratterizzata da sfumate difficoltà in alcuni ambiti cognitivi, come la memoria. L’MCI, sebbene non comprometta le normali attività quotidiane, spesso porta all'Alzheimer.

Alcune ricerche recenti suggeriscono che l'attività fisica possa ridurre l'incidenza e rallentare la progressione dell’Alzheimer. In particolare, un esercizio da lieve a moderato contribuirebbe a diminuire la neuroinfiammazione, ovvero la quantità di grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata e di placche di beta-amiloide che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer.

A sostenerlo è uno studio condotto da un team di ricerca del Bakhtawar Amin Medical and Dental College e della Nishtar Medical University, in Pakistan, pubblicato nel 2020. Proprio l'accumulo di queste due proteine provoca il danneggiamento e la morte delle cellule cerebrali (neuroni) in chi soffre di questa patologia. Le conseguenze sono perdita di memoria, tra i primi campanelli d'allarme dell'Alzheimer, e altri sintomi cognitivi come difficoltà a parlare e disorientamento spazio-temporale, disturbi funzionali che compromettono le normali attività quotidiane e problemi comportamentali come ansia, depressione e cambiamenti di umore.

Una ricerca della Colorado State University ha inoltre evidenziato che la camminata veloce sembra agire sulla capacità del cervello di rigenerarsi, ovvero sulla neurogenesi della “materia bianca”. Proprio la perdita di questa complessa rete di fibre nervose che permette alle diverse aree del cervello di comunicare tra loro è associata al declino cognitivo tipico sia dell'invecchiamento che dell'Alzheimer.

Le evidenze sono dunque incoraggianti, anche se restano molti interrogativi aperti sugli effetti dell'esercizio fisico sulle malattie neurodegenerative. La comunità scientifica raccomanda, comunque, di condurre una vita il più possibile attiva, una buona abitudine che, al di là del potenziale ruolo protettivo nei confronti dell'Alzheimer, apporta moltissimi altri benefici per la salute, a tutte le età.

Come prevenire l'Alzheimer: il ruolo dell'alimentazione

Esiste una dieta per prevenire l'Alzheimer? Dallo studio NASEM non emergono evidenze sufficienti per raccomandare una dieta specifica contro questa patologia.

Tuttavia, alcuni regimi alimentari sono stati associati a benefici di tipo cognitivo.

Tra le diete che mostrano i risultati più promettenti contro le malattie neurodegenerative c'è la dieta mediterranea. I meccanismi alla base della sua efficacia sono costantemente oggetto di studio. Tra le ipotesi, c'è quella che lega i suoi effetti neuroprotettivi alla ricchezza di composti antiossidanti e antinfiammatori.

Questo stile alimentare, inoltre, ha dimostrato di svolgere un'azione preventiva nei confronti di ipertensione, obesità e diabete

Seguire un'alimentazione di ispirazione mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali, legumi, oli vegetali (come l'olio extravergine di oliva) e povera di grassi animali, zuccheri e alcool, potrebbe dunque rappresentare un'arma di prevenzione per ridurre l'impatto e la diffusione delle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.

Prendersi cura di un anziano con l'Alzheimer: i servizi di Privatassistenza

L'Alzheimer pone di fronte a uncarico assistenziale, oltre che emotivo, che spesso le famiglie non sono in grado di sostenere da sole. Chi soffre di questa patologia, infatti, perde progressivamente l'autonomia e la capacità di svolgere anche le più semplici attività quotidiane. Ha quindi bisogno di un'assistenza sempre più continuativa.

Un aiuto per malati e caregiver arriva da PrivatAssistenza, la prima rete nazionale di assistenza domiciliare con oltre 200 centri in tutta Italia. Con i suoi tanti servizi, Privatassistenza è in grado di offrire supporto ai malati di Alzheimer attraverso professionisti qualificati direttamente a casa del paziente, quindi in un ambiente a lui conosciuto e caro. L'obiettivo è assicurare alla persona il massimo livello di benessere e salute e alle famiglie la tranquillità di un'assistenza specializzata.

Sono tante le figure che possono entrare in gioco nel percorso assistenziale: OSS (Operatore Socio Sanitario), infermiere, psicologo, fisioterapista, badante per l’assistenza sia notturna che diurna.

Il supporto di Privatassistenza può essere utile non solo per prendersi cura dei malati, ma anche per proteggere gli anziani in salute dalle patologie neurodegenerative e prevenire l'Alzheimer. Una figura qualificata che li assiste a domicilio nella quotidianità, come una badante o un OSS, può infatti stimolarli a mantenersi mentalmente e fisicamente attivi e aiutarli a nutrirsi in modo equilibrato e a seguire le terapie prescritte. Questi accorgimenti possono proteggere gli anziani dai fattori di rischio e rallentarne il decadimento cognitivo.

Hai bisogno di un piano di assistenza personalizzato per un anziano o un malato di Alzheimer? Contatta subito il centro Privatassistenza più vicino a te.

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