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Caregiver: come aiutarsi a vivere meglio

Ansia, depressione, senso di colpa e rabbia: sono queste le emozioni che caratterizzano lo stato d’animo del caregiver, un ruolo che in pochi vogliono assumere, ma di fondamentale importanza per le famiglie italiane che, sempre più spesso, si trovano ad affrontare da sole l’emergenza “anziano o familiare non più autosufficiente”.

Un’esagerazione? Assolutamente no, come dimostrano diversi studi. Generalmente, la maggior parte delle persone sostiene che non è in grado di vivere un’esistenza tranquilla, se non dando priorità alle esigenze del familiare in difficoltà. Dall’altro lato, però, un desidero: sparire, abbandonare tutto, o anche solo prendersi del tempo per se stessi.

“Come non cadere in depressione, frustrarsi, arrabbiarsi o, peggio, incappare in un “burnout”?”.
“Come dedicarmi delle attenzioni, senza sensi di colpa per averne tolte al mio caro?

Domande importanti, proprio perché senza la figura del caregiver, l’Italia si troverebbe ad affrontare una situazione socio-assistenziale ben lungi dall’essere stabile, tra fondi pubblici insufficienti e difficoltà nel sostenere le spese privatamente, causa finanziamenti non sufficienti.

La risposta, sotto forma di alcuni consigli, ce la fornisce la professoressa Nicoletta Gava, psicologa e psicoterapeuta intervistata su Repubblica.it. In merito ai caregiver, ricorda che si tratta di un incarico richiedente un enorme dispendio di fatiche emotive, in quanto la gestione di ogni particolare della vita del soggetto “bisognoso” spesso comporta la completa rinuncia alla propria vita, privata e professionale.

Secondo Gava, l’assistente deve porsi come priorità assoluta la risoluzione di queste circostanze, cominciando nuovamente a mettersi in primo piano e costruendosi momenti propri di benessere che gli permettono di riacquisire tutte le energie spese.

Per farlo, l’ipnosi può essere una soluzione.

In grado di agire positivamente sia sul sistema nervoso autonomo, sia sui processi inconsci che regolano l’emotività, può avere altresì un ruolo molto importante rispetto alle emozioni che provocano comportamenti pericolosi o che incidono negativamente sul nostro modello di vita, come ad esempio, la difficoltà di provare nuovamente sentimenti positivi e piacevoli.

Da qui, l’importanza del ruolo dell’ipnosi, in quanto capace di colpire gli elementi emozionalmente ostacolanti e dannosi per la psiche del caregiver.

A cura di: Redazione interna Italiassistenza spa

Autore: Marco Caffagni, responsabile Marketing rete Privatassistenza

Link: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/10/02/news/consigli_per_una_caregiver-207342764/

Email: info@privatassistenza.it

Data di pubblicazione: 07 novembre 2018

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