L’importanza della riabilitazione post ictus

22 febbraio 2022 Salute e prevenzione
riabilitazione post ictus

L’ictus è una patologia cerebrovascolare molto seria che, in molti casi, ha conseguenze invalidanti: per chi ne è colpito, infatti, il ritorno alla propria quotidianità può richiedere un percorso lungo e impegnativo.

Come riporta il Ministero della Salute, il 75% dei soggetti sopravvissuti a questo grave disturbo è costretto a convivere con delle forme di invalidità che, in diverse situazioni, comportano la perdita dell’autosufficienza

Questo problema, inoltre, riguarda in modo particolare la popolazione anziana: sempre secondo i dati del Ministero della Salute, infatti, il 75% dei casi di ictus si verifica in persone con più di 65 anni: con l’avanzare dell’età, infatti, i vasi sanguigni vanno incontro con maggiore frequenza a danneggiamento e perdita di elasticità, e questo può provocare l’improvvisa interruzione dell’afflusso di sangue alle cellule nervose, condizione all’origine dell’ictus.

Data l’alta percentuale di anziani colpiti, e alla luce dei postumi fortemente invalidanti che l’ictus porta con sé, tra i temi strettamente connessi al trattamento di questa patologia c’è quello della riabilitazione mirata a un recupero funzionale il più possibile compatibile con un ritorno alla quotidianità. 

Come vedremo in questo articolo, la riabilitazione post ictus prevede diversi ambiti di applicazione, a seconda dell’area del cervello compromessa dall’attacco ischemico o dall’emorragia. Scopriamo meglio in cosa consiste.

Cos’è l’ictus?

Prima di vedere come avviene la riabilitazione post ictus e che tipo di attività comprende, è fondamentale, innanzitutto, capire meglio cos’è l’ictus e che danni può provocare. Facciamo una rapida panoramica sui fattori che scatenano l’insorgere della malattia.

L’ictus è un danno cerebrale causato dall’improvvisa interruzione del flusso di sangue verso il cervello: all’origine di questa grave patologia ci sono danni a carico dei vasi (carotidi e arterie vertebrali) che garantiscono alle cellule nervose il giusto apporto di ossigeno e nutrienti. A interrompere bruscamente l’afflusso di sangue al cervello possono essere l’occlusione o la rottura di un’arteria: nel primo caso avrà luogo un ictus ischemico, nel secondo si verificherà un ictus emorragico. In particolare:

  • nell’ictus ischemico l’area del cervello che viene irrorata dal vaso occluso non riceve più l’apporto di ossigeno e nutrienti, le cellule che la compongono vanno incontro a necrosi e la parte interessata perde la sua funzionalità.
  • nell’ictus emorragico si verificala rottura di un’arteria intracranica (situata cioè all’interno della scatola cranica) con un conseguente riversarsi del sangue all’interno del cervello

Se l’interruzione dell’afflusso di sangue è temporanea, si risolve entro breve e la parte colpita riacquista le sue funzionalità, l’episodio ischemico viene invece classificato come TIA (attacco ischemico transitorio), di cui abbiamo parlato anche nell’articolo dedicato a come riconoscere e prevenire l’ictus.

Nei casi più gravi, come anticipato, l’occlusione o la rottura del vaso provocano danni importanti localizzati nelle parti del corpo controllate dall’area del cervello interessata dall’ictus: ecco perché è molto importante riconoscere subito i sintomi dell’ictus per poter intervenire tempestivamente.

I danni provocati da un ictus che rendono necessaria la riabilitazione

Che si tratti di un episodio ischemico o emorragico, a seguito di un ictus le cellule nervose colpite riportano danni importanti e, nei casi più gravi, muoiono. Mentre quelle irrimediabilmente compromesse non avranno più modo di recuperare la propria funzionalità, per alcune di esse sarà possibile riprendere la propria attività quando l’edema provocato dall’ictus si sarà riassorbito (con edema si intende l’accumulo di liquidi nello spazio tra le cellule al di fuori dei vasi, a livello del sistema nervoso centrale).

In base all’area del cervello interessata, alla portata del danno, all’età e al quadro clinico generale, il soggetto colpito da ictus andrà incontro a forme di disabilità più o meno estese che incideranno su diverse funzionalità. 

Osserviamo meglio i principali problemi che incidono fortemente sulla quotidianità della persona in seguito a un ictus, e che rendono necessario un piano di riabilitazione:

  • Disturbi del movimentoe difficoltà deambulatoria:sono provocati dalla paralisi di un arto, di un’intera metà del corpo (emiparesi) o del viso (paresi facciale). Questi disturbi sono spesso aggravati dalla spasticità, un’anomala alterazione del tono muscolare (ipertonìa) che provoca contrazioni involontarie, qualche volta dolorose. 
  • Deficit della sensibilità e della percezione:chi ne fa esperienza, di solito, deve fare i conti con la compromissione della funzionalità tattile, o della capacità di percepire la temperatura nelle aree del corpo interessate da paralisi.
  • Afasia:questa condizione è legata alla difficoltà di comunicare. A seguito dei danni cerebrali riportati, il paziente perde sia la capacità di esprimersi sia quella di comprendere il linguaggio parlato e scritto.
  • Disartria:provoca difficoltà di controllo e coordinazione dei muscoli impiegati per articolare la parola. Spesso connessa a questa problematica è la difficoltà di deglutizione, ossia la disfagia: i danni a carico dei muscoli impiegati per parlare, infatti, possono ripercuotersi a livello di lingua, gola e labbra, interferendo con le dinamiche di deglutizione.
  • Disturbi cognitivi:il post ictus può portare con sé deficit della memoria a breve termine, difficoltà nello svolgimento di processi mentali complessi o l’incapacità di apprendere nuovi compiti e attività.
  • Disturbi emotivi:in molti casi i problemi della sfera emozionale e cambiamenti di personalità sono la diretta conseguenza delle lesioni cerebrali. Tra le problematiche più diffuse c’è la depressione che si manifesta anche con disturbi del sonno, letargia, ritiro dalla vita sociale, irritabilità e pensieri suicidi

In cosa consiste la riabilitazione post ictus?

Alla luce delle disabilità con cui i soggetti colpiti da ictus devono convivere, la riabilitazione assume un ruolo centrale poiché mira al recupero parziale delle funzionalità compromesse dai danni cerebrali. Questo tipo di percorso riguarda le persone che riportano i danni più gravi, tuttavia ci sono casi in cui l’ictus si manifesta con sintomi più lievi e il recupero avviene in modo rapido e spontaneo.

Il trattamento dell’ictus, che inizia al risolversi della fase acuta, prevede percorsi riabilitativi studiati per aiutare il paziente a riconquistare l’autonomia stimolando i processi fisici, mentali ed emozionali.

Nei casi in cui le normali abilità siano irrimediabilmente danneggiate, invece, la riabilitazione supporta il paziente nel processo di adattamento alla nuova quotidianità.

I percorsi post ictus possono durare alcune settimane, qualche volta possono andare avanti per mesi, in rari casi si protraggono per più di un anno. L’esito dei trattamenti riabilitativi è spesso connesso alla volontà e al grado di motivazione del paziente: nel superamento delle disabilità causate dall’ictus è, infatti, molto importante il ruolo attivo della persona.  

Vediamo insieme le discipline che intervengono sulle funzioni danneggiate dalle lesioni cerebrali.

Fisioterapia

Con la fisioterapia il paziente lavora sul recupero della forza muscolare, dell’equilibrio e della mobilità e sulla prevenzione di eventuali contratture. Come abbiamo visto, tra le conseguenze dell’ictus c’è proprio la compromissione della capacità di movimento e di deambulazione, ecco perché la fisioterapia viene iniziata ai primi segnali di recupero fisico, quando il paziente è ancora in ospedale. 

Attraverso gli esercizi di movimento assegnati dal fisioterapista, il paziente viene stimolato a muovere gli arti in modo da recuperare il tono muscolare: anche semplici attività come muoversi nel letto, girarsi e cambiare posizione rappresentano tasselli importanti verso il ritorno alla normalità. Nel caso in cui il soggetto non sia in grado di muovere i muscoli, il fisioterapista interviene attraverso esercizi di movimento passivo.  

Terapia occupazionale

Tra le maggiori complessità riscontrate dai pazienti colpiti da ictus c’è il ritorno alle attività quotidiane: curare l’igiene personale, mangiare, sbrigare i lavori di casa o godersi il tempo libero sono abilità al centro della terapia occupazionale.

Sotto la guida del terapista occupazionale la persona viene supportata nell’adattamento fisico, psicologico e sociale, migliorandone la qualità della vita nonostante la disabilità. 

L’approccio della terapia occupazionale può essere individuale o di gruppo e coinvolge i pazienti in attività quotidiane con la finalità di riacquistare la capacità di svolgerle in autonomia.

Logopedia

Un altro dei tasselli fondamentali della riabilitazione post ictus è il recupero delle funzioni danneggiate da afasia e disartria: come anticipato, infatti, il paziente ha spesso difficoltà nel comprendere le parole e non riesce né a parlare né a deglutire in modo corretto. Per potersi riappropriare di queste abilità, anche parzialmente, dovrà svolgere esercizi di logopedia: l’apprendimento di tecniche di fonazione e respirazione saranno cruciali nel recupero del linguaggio e dei corretti movimenti alla base della deglutizione. 

Neuropsicologia

Tra gli effetti dell’ictus ci sono, come abbiamo visto, anche i disturbi cognitivi: per minimizzarli o recuperare in parte le funzionalità compromesse è possibile rivolgersi a un neuropsicologo. Quest’ultimo, dopo aver accertato la portata dei disturbi, potrà seguire il paziente in un percorso riabilitativo studiato per migliorare progressivamente la memoria e la capacità di attenzione e concentrazione

Psicoterapia

Tornare alla propria vita quotidiana dopo un ictus può essere difficile anche a causa di disturbi della sfera emotiva legati al rifiuto della disabilità e dei cambiamenti che essa porta con sé: ecco perché i percorsi di riabilitazione dedicati a questi pazienti possono prevedere anche alcune sedute di psicoterapia

Questa attività, in particolare, diventa cruciale se la persona sviluppa un disturbo depressivo importante che può compromettere il successo di tutte le altre attività di recupero funzionale.

Dove si svolge il trattamento riabilitativo post ictus?

La riabilitazione inizia in ospedale non appena il paziente manifesta segni di miglioramento. Poi, se il deficit riportato non è particolarmente grave e non si presenta l’esigenza di un ricovero in strutture specializzate, il percorso con fisioterapisti e logopedisti può proseguire in ambulatorio, in strutture residenziali, in regime di day hospital, oppure a casa

Se si sceglie di svolgere il percorso riabilitativo presso il proprio domicilio sarà importante affidarsi a un team di professionisti specializzati in grado di guidare il paziente nello svolgimento delle attività di fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale finalizzate al recupero delle abilità compromesse. Solitamente il trattamento riabilitativo più appropriato viene indicato dal fisiatra non appena il paziente risulta stabile dal punto di vista neurologico.

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