Come imboccare un paziente disfagico e assisterlo nei pasti: consigli e indicazioni per badanti, OSS e familiari

28 gennaio 2022 Salute e prevenzione
Come imboccare un paziente disfagico

La disfagia è un problema che spesso si manifesta tra gli anziani e le persone che presentano disabilità. Consiste in un disturbo della corretta deglutizione di cibi e liquidi, per questo è bene che le persone che si prendono cura di chi ne soffre (come familiari, badanti e OSS) sappiano come gestirla e affrontarla in modo adeguato. Ricordiamo che la disfagia è una problematica che può essere trattata grazie al supporto di diversi professionisti, da infermieri e OSS  – che si occupano di aspetti come la verifica della corretta applicazione del piano terapeutico (l'infermiere) e la somministrazione dei pasti (l'OSS) – fino a medici, logopedisti, fisioterapisti e dietisti che, da punti di vista diversi, mettono a punto la terapia più adatta al singolo caso. 

In questo articolo, quindi, vedremo le problematiche legate all’alimentazione in caso di disfagia, le accortezze necessarie per imboccare un paziente disfagico e gli alimenti da prediligere

Disfagia: cos’è, da cosa è causata e quali sono i sintomi

Prima dei consigli su come imboccare un paziente disfagico, prendiamo in considerazione gli aspetti principali della malattia. Come abbiamo detto, con il termine disfagia si indica un disturbo della deglutizione. Questo problema può rendere difficoltose azioni come succhiare, deglutire, bere, masticare, mangiare, chiudere le labbra mentre si mastica. 

I sintomi principali con cui si manifesta sono i seguenti:  

  • la persona avverte difficoltà di passaggio del cibo in gola;
  • residui di alimenti o piccole quantità di liquido vengono incanalati nelle vie aeree;
  • il pasto richiede molto tempo per essere terminato;
  • il paziente necessita di tossire o di schiarirsi la gola durante o dopo aver mangiato e bevuto;
  • la salivazione diventa eccessiva; la persona evita alcuni cibi perché difficili da ingoiare;
  • si verifica una perdita di peso come conseguenza dei punti precedenti;
  • si manifestano spesso infezioni alle vie respiratorie apparentemente senza ragione, come bronchiti o polmoniti.

Disfagia: cause e possibili conseguenze

I casi di disfagia dovuti a malattie neurologiche come Parkinson, SLA, sclerosi multipla sono i più numerosi, ma questo problema può insorgere anche a causa di condizioni tipiche dell’invecchiamento, come ad esempio ictus, vasculopatie cerebrali (quando la circolazione del sangue al cervello si riduce), tumori e malattie funzionali del distretto digestivo che colpiscono esofago (per esempio acalasia e spasmi), e trachea. 

A seconda delle aree interessate dal disturbo, possiamo distinguere:

  • Disfagia orofaringea: in questo caso il problema si trova a livello della gola, il cibo non riesce a passare da orofaringe - il tratto intermedio della faringe che serve a far passare sia l’aria sia il bolo alimentare - a esafago, per una causa di origine neurologica o muscolare.
  • Disfagia esofagea: si verifica una difficoltà di passaggio del cibo lungo l’esofago, una condizione dovuta a disturbi muscolari o alla presenza di diverticoli esofagei.

Tra le principali cause che provocano disfagia citiamo:

  • Reflusso gastroesofageo: si verifica quando l'acido dello stomaco fuoriesce e si sposta nell'esofago, irritandolo, provocando lesioni e provocando fastidiose cicatrici che rendono difficile la deglutizione.
  • Patologie al sistema nervoso: alcune malattie che danneggiano il cervello e i nervi possono portare alla disfagia, ad esempio ictus, morbo di Parkinson, demenza.
  • Disfunzioni muscolari: il malfunzionamento dei muscoli collegati a viso, collo ed esofago possono causare problemi di deglutizione, ad esempio nei casi di paralisi facciale.
  • Problemi strutturali: dato che la deglutizione richiede una perfetta funzionalità di tutti gli organi coinvolti, la disfagia può essere anche dovuta a danni a strutture come il palato, o a restringimenti dell’esofago a causa di escrescenze provocate da tumore esofageo o ghiandola tiroidea ingrossata, ad esempio. 

Possibili conseguenze della disfagia

Ricordiamo, inoltre, che nel tempo la disfagia può portare a varie conseguenze tra cui:

  • Rischio di soffocamento, quando porzioni di cibo o liquidi vengono incanalati nelle vie aeree e non si riesce a espellerli attraverso la tosse.
  • Polmonite ab ingestis, causata dall’aspirazione accidentale di cibo o liquidi che finiscono così nelle vie respiratorie, con conseguenti infezioni che possono degenerare fino a polmoniti.
  • Disidratazione che può verificarsi se, a causa della disfagia, la persona non riesce ad assumere il giusto apporto di liquidi.
  • Malnutrizione e perdita di peso possono manifestarsi a causa della difficoltà ad alimentarsi, condizione che può essere esacerbata anche dal notevole impatto psicologico che la malattia può avere su chi ne soffre.

Per tutti questi motivi è importante per chi assiste il malato conoscere le tecniche e le accortezze per imboccare il paziente disfagico nel modo corretto, in modo da evitare problematiche e incidenti.

Come gestire il paziente disfagico: quali accortezze seguire, come imboccarlo e che alimenti scegliere

Come anticipato, la gestione del paziente disfagico richiede un team multidisciplinare in cui sono coinvolti logopedista, medico di base, medico specialista (in particolare foniatra, fisiatra, otorino), nutrizionista e/o dietista. Spetta al logopedista, in particolare, istruire chi assiste il paziente riguardo l’uso di manovre e posture, modifiche di consistenza e temperatura di cibi.

Per il malato di disfagia, infatti, il pasto rappresenta un momento critico e per gestirlo al meglio è necessario seguire pratiche precise. Vediamo alcune indicazioni per supportare il paziente disfagico durante l’alimentazione. Si tratta di suggerimenti che hanno validità generale, naturalmente, in quanto ogni caso deve essere valutato a sé e supervisionato dal team sanitario che se ne occupa:

  • Fare assumere alla persona una posizione corretta: la migliore è quella seduta, con la schiena dritta, le braccia sorrette da sostegni e i piedi ben appoggiati a terra. Se è allettata, alzare il busto il più possibile, eventualmente sorreggendolo con dei cuscini.
  • L’ambiente deve essere ben illuminato, tranquillo e non rumoroso.
  • Il pasto va consumato lentamente, un boccone per volta, facendo attenzione che sia di piccole dimensioni (sarà il medico a indicare la dimensione più corretta).
  • Ogni tanto chiedere all’assistito di emettere un colpo di tosse per controllare che non sia rimasto del cibo in gola.
  • La persona non va distratta durante il pasto: meglio che non parli e che non guardi la tv o il cellulare.
  • Per almeno un quarto d’ora, dopo mangiato, il paziente deve restare seduto per prevenire la possibile aspirazione di reflusso gastrico o di particelle di cibo presenti in bocca. In seguito è necessario provvedere all’igiene orale. Dato che dentifrici e collutori possono essere a rischio di ingestione o inalazione, si può optare per una garza sterile oppure per uno spazzolino a testa piccola e setole morbide imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio. 

Come assistere il paziente disfagico durante i pasti

Oltre ai consigli generali visti sopra, ci sono alcune accortezze da seguire per imboccare il paziente disfagico, che deve assumere una posizione del capo adeguata durante i pasti. 

Le più consigliate sono con il capo piegato leggermente in avanti, portando il mento verso lo sterno, con il capo piegato lateralmente verso la spalla o con il capo leggermente ruotato di lato. La postura più adatta al singolo caso, però, viene definita sempre dal logopedista

In generale, inoltre, bisogna sempre fare attenzione che la persona non cambi improvvisamente posizione, ad esempio alzando la testa verso l’alto. Per questo motivo è necessario che il familiare, l’OSS o la badante - che dovranno stare seduti di fronte al malato mentre lo imboccano - diano opportuni e costanti input verbali per ricordare all’assistito di non perdere la posizione corretta.

Compito di chi assiste il paziente durante il pasto è anche assicurarsi di proseguire solo quando il boccone precedente è stato deglutito completamente, facendo attenzione che non siano rimasti residui di cibo in bocca. È inoltre necessario monitorare costantemente lo stato d’attenzione della persona ed, eventualmente, sospendere il pasto ai primi segni di stanchezza. Quest’ultimo, infatti, non dovrebbe durare mediamente più di 45 minuti, in quanto stanchezza e distraibilità aumentano i rischi d’inalazione di liquidi e cibo.

Prima di somministrare i liquidi, quando consentiti, si deve effettuare un controllo preventivo per accertarsi che non ci siano eventuali residui di cibo in bocca. Come consiglio generale, per dosare meglio la quantità, può essere utile adoperare un cucchiaio. Inoltre, utilizzare un bicchiere a becco di flauto consente di bere a piccoli sorsi più facilmente. La cannuccia va usata solo se autorizzata dallo specialista, perché deve essere valutata la capacità del paziente di dosare la quantità di liquido che aspira. Infine, mai bere direttamente dalla bottiglietta d’acqua. 

Paziente disfagico: quali alimenti prediligere

La scelta degli alimenti deve essere su misura per ogni paziente. È infatti compito del logopedista indicare le consistenze dei cibi permessi, nel rispetto di una dieta bilanciata dal punto di vista nutrizionale, ma anche appetitosa per mantenere piacevole il momento del pasto. 

Tuttavia, ci sono specifici alimenti che vanno evitati perché per la loro forma e consistenza potrebbero comportare rischi di soffocamento o di polmonite da ingestione. Nello specifico si tratta di:

  • Cibi con consistenza non uniforme come zuppe, pastina in brodo, minestrone con verdure.
  • Alimenti troppo duri come caramelle e confetti, carne filacciosa e asciutta, o di piccole dimensioni come chicchi di riso, piselli, fagioli, fave, lenticchie.
  • Consistenze appiccicose o filanti come quelle dei formaggi cotti, mozzarella, gomme da masticare. Tutto ciò che si sbriciola facilmente, ad esempio pane, fette biscottate, cracker e grissini.
  • Frutta secca e frutta fresca di piccole dimensioni come mirtilli, ribes, more, lamponi.

Generalmente, si consiglia di somministrare cibi di consistenza semisolida (morbida) che permettano di formulare una dieta varia per limitare il rischio di carenze nutrizionali. Ecco qualche consiglio:

  • per colazione si possono scegliere yogurt senza pezzi di frutta o latte addensato con biscotti granulati, ovvero polvere di biscotti usata anche nell’alimentazione dei bambini di pochi mesi;
  • a pasta, riso e pane è meglio preferire semolino, crema di riso o patate lesse;
  • per i secondi è bene optare per carne trita, pesce morbido, formaggi cremosi o uova strapazzate o frullate; per quanto riguarda la frutta, sarebbe da prediligere quella frullata o in mousse;
  • per i dolci, invece, ci si può orientare verso budini, semifreddi e gelati senza l’aggiunta di scaglie di cioccolato, frutta secca o canditi.

Per evitare la perdita di peso le pietanze devono essere adeguatamente sostanziose e appetitose, eventualmente condite con olio di oliva a crudo e insaporite con del grana padano grattugiato. Laddove è necessario rispettare determinate consistenze che con gli alimenti non è possibile ottenere, si può ricorrere a pasti sostitutivi in polvere, facendo attenzione che siano bilanciati dal punto di vista nutrizionale, da integrare con acqua o brodo per raggiungere la consistenza più adatta.

Per intervenire sulla consistenza dei liquidi si possono inoltre utilizzare degli additivi, che si distinguono in:

  • Addensanti come gelatine a freddo in polvere, acqua gelificata e farina istantanea che, una volta integrate ai liquidi, conferiscono uno stato semisolido o semiliquido a seconda delle proporzioni usate tra le due sostanze. 
  • Diluenti come il brodo vegetale o di carne, a seconda delle esigenze nutrizionali, e il latte. Se aggiunti ad alimenti troppo duri permettono di diluirli fino a raggiungere una consistenza facilmente gestibile dal paziente. 

Disfagia: come assumere i farmaci in sicurezza

Nei malati di disfagia anche l’assunzione dei farmaci per bocca è una situazione che bisogna gestire correttamente. Una strategia frequentemente utilizzata per somministrarli è schiacciare o triturare la compressa e miscelare la polvere ottenuta con acqua gelificata, cibo o liquidi addensanti. Tuttavia, è sempre necessario consultare il medico prima di un’operazione simile: non tutte le forme farmaceutiche orali possono essere alterate, infatti, senza che efficacia e sicurezza del principio attivo ne risentano. Può essere utile anche discutere con il medico l’eventuale possibilità di sostituire un farmaco per bocca con formule alternative.

Come per i pasti, così anche per la somministrazione della terapia farmacologica occorre posizionare il soggetto correttamente, evitare distrazioni e creare intorno un ambiente tranquillo. È bene assicurarsi di controllare la posizione della protesi dentaria e, in presenza di secchezza del cavo orale, può essere utile, prima della terapia, fare bere al paziente dell’acqua addensata.

Lavorare con Privatassistenza nell’assistenza al paziente disfagico come OSS, infermieri e badanti

Come abbiamo visto, gestire la disfagia è un’attività complessa, che richiede conoscenze e accortezze specifiche. I centri di PrivatAssistenza – la prima rete nazionale di assistenza domiciliare con oltre 200 sedi sul territorio italiano – offrono un supporto concreto per tutti coloro che soffrono di disturbi di deglutizione attraverso operatori esperti e qualificati. 

Figure come infermieri, OSS, badanti possono trovare in Privatassistenza una realtà seria e professionale dove inserirsi, collaborando in un team che agisce in sinergia per formulare il trattamento più adeguato al singolo paziente. 

Se sei interessato o interessata a iniziare una collaborazione con noi puoi candidarti qui.

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