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Badanti in via d’estizione?

In 3 anni stanno diminuendo drasticamente

Secondo una ricerca delle Acli stanno battendo in ritirata.

Si tratta dei collaboratori familiari stranieri, un lavoro che in Italia rischia di sparire perché i Paesi di provenienza stanno scoraggiando le emigrazioni.

L’indagine delle Acli dice che in Ucraina le autorità politiche e la Chiesa stanno facendo pressione per bloccare il flusso delle badanti che lasciano i figli soli e distruggono le famiglie.

Le filippine, che arrivavano al ritmo annuo di 33 su 100 colf richieste dal nostro mercato, da qualche tempo provvedono al ricambio solo nella misura del 10 per cento.

Stando ai numeri registrati dal Centro di solidarietà «Il Ponte» - che per primo ha organizzato un servizio di reclutamento - anche a Cremona il problema sembrerebbe cominciare ad accennarsi.

Nel 2004 gli inserimenti lavorativi sono stati 133 di cui 49 badanti (cioè le figure assunte per accudire l’anziano 24 ore su 24) e 39 unità per l’assistenza diurna.
Il numero residuo è relativo invece a colf e baby sitter, vale a dire il personale che presta servizio di assistenza diurna.

Nel 2005 i collaboratori familiari sono scesi a 106, di cui 43 badanti e 29 impegnati nell’assistenza diurna.

Nel 2006 gli inserimenti sono stati 99: 39 a domicilio 24 su 24 e 35 per il servizio diurno.
In 3 anni 338 lavoratici.

Fino al maggio 2007, invece, «Il Ponte» ha reclutato 34 lavoratori: 12 badanti e 12 figure inquadrate nell’assistenza diurna.

A detta di Lidia Dosi, responsabile dello Sportello orientamento al lavoro del centro di via Dante, la riduzione dei collaboratori familiari a Cremona è fisiologica: «Credo dipenda dal fatto che altre agenzie hanno cominciato ad occuparsi di questo settore mentre nel 2004, anno in cui si è assistito a un vero e proprio boom delle richieste, esisteva soltanto la nostra realtà.
Certo, quello della badante è un lavoro usurante e spesso per le straniere rappresenta solo un passaggio, della durata media di 3-4 anni, verso l’integrazione.
Riescono a mandare del denaro nel Paese d’origine e terminata l’esperienza iniziano a portare famiglie e figli in Italia.
Poi diventano operaie o restano nel settore sanitario specializzandosi».

Nel marzo di quest’anno, tra l’altro, è stato stilato un nuovo contratto collettivo del lavoro domestico che tutela maggiormente il personale dal punto di vista contributivo.
Anche se, stando alle stime raccolte nello studio Acli, in Italia tra 250mila e 900mila colf e badanti straniere sono irregolari.
Sempre dal 2007, continua Lidia Dosi, è detraibile anche una quota dello stipendio che viene versato alla badante.
Che si aggira, per Cremona, sugli 850-1.000 euro al mese più vitto e alloggio.

«Il Ponte» è all’avanguardia nella gestione del servizio.
E’ stata infatti istituita una banca dati in cui le candidate sono raggruppate per categoria ed è nato un “mediatore”, che incontra le famiglie richiedenti.

«Il nostro obiettivo» conclude la Dosi «è sempre stato quello di rispondere a bisogni che sorgono nella comunità.
A un certo punto ci siamo accorti che la domanda di assistenza in questo campo è cresciuta e quindi ci siamo attrezzati.
Puntiamo soprattutto sull’alfabetizzazione ».

Le badanti, che assistono anziani soli o colpiti da malattie invalidanti, devono conoscere innanzitutto l’italiano: «Ma c’è anche l’esperta di cucina che insegna loro le ricette base e il medico che fornisce qualche consiglio su come gestire malati e farmaci ».

La badante va in vacanza
Anche la badante va in vacanza.
Lo prevedono i contratti, per questo al centro di solidarietà «Il Ponte» sono già arrivate circa dieci richieste di sostituzione estiva.

Le famiglie, in altre parole, cercano straniere che rimpiazzino nei mesi di luglio e agosto le collaboratrici familiari in partenza per trascorrere un paio di mesi nel Paese d’origine.

Per gli assistenti familiari, comunque, si richiede ormai un certo livello di specializzazione.

Il Centro di formazione professionale di Cremona, ad esempio, sta tenendo corsi a 72 extracomunitarie: alcune sono già pronte a sbarcare sul mercato del lavoro, altre saranno abilitate dopo l’estate.
La figura della badante straniera ha cominciato a diffondersi fra il ’94-’95.

La sanatoria Bossi-Fini ha contribuito a una regolarizzazione del mercato.

Sempre più richieste dalle famiglie

Ruggeri: «Stileremo un elenco di soggetti idonei a ricoprire questo incarico»

Ma è davvero ancora così richiesta la figura della badante, sotto il Torrazzo?
Secondo l’assessore ai servizi sociali del Comune di Cremona Maura Ruggeri lo è ora più che mai, essendo diventata una vera e propria figura di riferimento per le famiglie.

«Il ricorso alla badante si è ormai stabilizzato.
Oggi le famiglie tendono sempre più a scegliere una soluzione di questo tipo, ove possibile, anche per assistere anziani con invalidità al cento per cento.
La domiciliarietà è sempre più richiesta ».

Dunque ormai la casa di riposo è davvero l’ultima spiaggia...

«Ormai nella filiera dei servizi assistenziali esiste una scaletta ben definita.
Prima di tutto, per i casi meno gravi, si tende a ricorrere ai centri diurni o al Sad (Servizio di assistenza domiciliare).
In seconda istanza viene la badante, e infine, quando proprio non rimane altra scelta, si chiede l’ingresso in Casa di riposo.
Del resto la soluzione migliore per l’anziano è proprio quella di poter rimanere nella propria abitazione, e vivere una vita quasi normale, anche se ben assistito».

Questo necessita la richiesta di una specializzazione sempre maggiore per le badanti...

«Certo, e infatti ci vogliono dei requisiti ben specifici.
L’assistenza agli anziani è ormai una vera e propria professione.
Proprio per questo come distretto abbiamo attivato un tavolo di confronto con tutte le realtà interessate al fenomeno badanti».

Ci sono già progetti pronti a partire?
«Stiamo lavorando per essere pronti alla fine del 2007 e quindi per poter partire, nel 2008, con un progetto sperimentale.
Si tratta di stilare un elenco delle persone presenti sul territorio con determinate caratteristiche, e con la disponibilità a lavorare come badanti, e che funga da garanzia per la famiglia che avesse bisogno di richiedere tale figura professionale.
Sarà una forma di accreditamento.
Stiamo anche pensando di utilizzare, a questo scopo, anche il meccanismo dei vaucher sociali».

Laura Bosio

Fonte: www.cremonaweb.it