REGOLARIZZAZIONE BADANTI: "VANTAGGI SOLO PER IL LAVORATORE, NON PER LE FAMIGLIE DEGLI ANZIANI"
L'ultima regolarizzazione delle badanti? "Un risultato chiaramente inferiore alle aspettative di molti e soprattutto inferiore alla platea potenziale. Inferiore cioè sia alle attese iniziali, sia alle stime sulle dimensioni del lavoro sommerso". È questa la conclusione a cui giunge il secondo Rapporto sull'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia, promosso dall'Irccs-Inrca per il Network nazionale per l'invecchiamento, nella sezione dedicata alla sanatoria. Secondo il rapporto, che vede nell'ultima sanatoria un'occasione mancata perché considerata come un intervento "esclusivamente di politiche migratorie", infatti, "sono state 294.774 le domande presentate al ministero dell'Interno, di cui solo una minoranza ha riguardato assistenti familiari anziché colf". "Un successo o insuccesso?", si chiedono gli autori del rapporto, ma la risposta viene dai dati che vanno "al di sotto di molte aspettative". Le previsioni fatte nel rapporto infatti indicano in 95-100mila regolarizzazioni a fronte di 114mila domande che hanno riguardato le badanti.
Tre le possibili ragioni. La prima riguarda il procedimento. "La complessità e il grado di restrizione dell'iter procedurale hanno giocato una parte importante - si legge nello studio -. Il tempo ridotto e la complessità del procedimento hanno fatto la loro parte nel limitare e disincentivare le richieste. Un vincolo ulteriore è stato quello relativo all'impegno minimo richiesto di 20 ore settimanali di lavoro. Un vincolo certamente più selettivo nel caso delle colf, ma presente anche nel lavoro privato di cura, oggi sempre più orientato verso il lavoro a ore, multi-cliente". Tra le ragioni anche il "passaggio da un'immigrazione prevalentemente composta da singoli individui, animati da progetti migratori di tipo lavorativo e di durata limitata, ad una in cui crescono nuclei familiari orientati all'insediamento". Ma c'è anche chi ci legge un "calo di attrattiva del lavoro privato di cura nel suo complesso, almeno nei confronti dei paesi che lo hanno tradizionalmente alimentato".
Un ulteriore motivo riguarda le famiglie ed è, secondo i ricercatori, il più rilevante. "La regolarizzazione ha avuto costi e benefici - si legge nel rapporto -. Il problema è stato che i benefici sono andati quasi solo a favore del lavoratore (colf e badanti), i costi prevalentemente a carico del datore di lavoro (le famiglie). Per la popolazione immigrata irregolare la sanatoria è risultata l'occasione per ottenere il tanto agognato permesso di soggiorno: in molti non ci speravano più. Non è stato così per le famiglie, per le quali l'unico beneficio consisteva nell'uscire dall'illegalità, dando lavoro a un clandestino ed evitando le possibili sanzioni introdotte dal ‘pacchetto sicurezza', con multe fino a 5mila euro e la reclusione da sei mesi a tre anni". Proprio per queste ragioni, il rapporto indica come via d'uscita il "mettere in atto, per lavoratori e datori di lavoro, interventi dove a ogni possibile onere deve legarsi un beneficio chiaro e apprezzabile. E dove questi benefici si leghino il più possibile tra loro". Tre i suggerimenti. Primo, la formazione, poi gli "sportelli assistenti familiari" per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro ed infine un maggiore sostegno statale alla non autosufficienza. "Essi incentivano davvero l'emersione se hanno una consistenza economica significativa, e soprattutto se si collegano a una piattaforma coordinata di servizi".
Fonte: superabile.it
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