Proteggere qualcosa o qualcuno dal male significa presupporre la sua vulnerabilitàPrendersi cura degli altri
La cura per un essere umano è anzitutto una maniera di rapportarsi al mondo: quella maniera che protegge dal male qualcosa; soprattutto qualcuno. Ma proteggere qualcosa o qualcuno dal male significa presupporre che qualcosa o qualcuno sia vulnerabile. L'esperienza diffusa e costante della vulnerabilità delle cose di natura e degli esseri umani è dunque alle origini della cura. Questa esperienza è però l'esperienza stessa della nostra finitudine. Solo un essere finito può infatti essere vulnerato e rischiare di perire. La cura vorrebbe impedirlo.
Impedire che qualcosa o qualcuno sia vulnerato e anche perisca, si può in molti modi. Perciò la cura prende molti nomi. Siamo abituati a legare la cura al malato e alla sua malattia. Ma si cura anche educando, si cura governando, si cura se medesimi nel corpo e nell'anima, si curano gli animali procurando loro del cibo, si curano le piante con l'acqua o il concime, si curano gli oggetti restaurandoli o semplicemente ripulendoli, si cura l'ambiente, si curano i rapporti con gli altri e pure i rapporti con Dio. Ogni essere può essere oggetto di cura; ogni forma dell'essere può meritare della cura. Se è vulnerabile. Strappare alla vulnerabilità è il sogno di ogni essere umano. Perché è, prima ancora, il sogno di Dio.
Non possiamo qui inseguire i molti sensi secondo cui ci si cura di qualcosa o di qualcuno o si prende in cura qualcosa o qualcuno (già queste due maniere differiscono notevolmente). Preferisco soffermarmi nei miei prossimi contributi, sul prendersi cura d'altri, perché questo è poi il senso più importante e più diffuso nella quotidianità. E quanto alla cura d'altri, di nuovo restringiamo le nostre considerazioni all'essenziale. L'essenziale è la cura d'altri come liberazione d'altri dal male (del corpo e dell'anima).
Fonte: www.fondazionezoe.it
A cura di Carmelo Vigna



