L'ambiente e le sane abitudini danno una mano a un buon Dna
Lo smog da traffico e l'aria inquinata diminuiscono le probabilità di diventare un «grande vecchio»
Chi arriva a cent'anni deve ringraziare i geni di mamma e papà, o piuttosto il contesto in cui vive?
È la domanda intorno alla quale ruotava l'ultimo congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), pochi giorni fa a Firenze.
La risposta oggi sembra sempre più chiara: anche se a cadenza regolare i ricercatori individuano nuovi "geni della longevità", tutto il resto pare in realtà parecchio più importante.
«I geni "giusti" contano per circa il 25%» dice Niccolò Marchionni, presidente della Sigg.
«Per raggiungere i 100 anni in salute pesano di più lo stile di vita e l'ambiente dove si vive. Peraltro se si ha un "buon Dna", ma uno stile di vita sbagliato, l'espressione dei geni può modificarsi al punto da azzerare il vantaggio».
Secondo le ultime ricerche anche la geografia ha la sua influenza: uno studio cinese in uscita a gennaio, ad esempio, dimostra che abitare vicino al mare rappresenta già un buon inizio per la scalata ai 100 compleanni.
Forse non è un caso, quindi, che i dati della Società italiana di gerontologia e geriatria rivelino che Trieste e La Spezia sono fra le province italiane con il maggior numero di centenari rispetto alla popolazione generale.
«Sulla costa c'è meno inquinamento e lo smog accorcia la vita - sintetizza Marchionni -. Insieme al fumo, l'aria inquinata per il traffico o per la combustione insalubre di legna, carbone e biomasse è la maggiore causa di broncopneumopatia, una delle malattie che più uccidono gli anziani».
STILE DI VITA
Però conta parecchio anche lo stile di vita: una ricerca in uscita sugli Archives of Gerontology and Geriatrics, ad esempio, spiega che computer e internet possono aiutare gli anziani a restare in gamba e arrivare ben oltre gli ottant'anni.
«Avvicinarsi alla tecnologia e mantenere la mente attiva con letture o attività intellettuali aiuta senz'altro, così come avere amici, interessi, relazioni affettive - commenta il geriatra -. Tutto questo fa parte del cosiddetto "invecchiamento attivo": non lasciarsi andare, nella mente e nel corpo, è il vero segreto».
Per il corpo, il metodo è arcinoto: la camminata a passo svelto per 30 minuti o per tre chilometri ogni giorno o, almeno, tre volte alla settimana, è il miglior viatico per i cent'anni. «L'esercizio fisico è il fattore più importante per vivere a lungo perché combatte la perdita muscolare legata all'età, fonte delle cadute che poi portano a disabilità e alla morte molti anziani; inoltre ha effetti metabolici positivi di protezione da diabete e aterosclerosi» sottolinea Marchionni.
E ridurre le calorie? È vero che mangiare poco è uno dei metodi vincenti per vivere di più? Luigi Fontana, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità e della Washington University, sta seguendo alcuni volontari che da anni hanno ridotto del 25-30% le calorie: gli ultimi dati parlano di cuori "più giovani di 15 anni" e di una diminuzione drastica di fattori di rischio cardiovascolare, come pressione, glicemia, o colesterolo elevati.
«Attenzione, però: mangiare poco non significa malnutrizione. Una dieta ipocalorica deve essere comunque bilanciata per essere sana e per allungare davvero la vita» conclude Marchionni.
Fonte: corriere.it a cura di Elena Meli
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