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Farmacia: Professionalità cercasi

«Professionalità cercasi» è il titolo dell’indagine pubblicata da Altroconsumo, l’ennesima tegola sulla testa dello sventurato farmacista!
Il risultato dell’inchiesta è scoraggiante: non emergono differenze tra la professionalità del farmacista nelle farmacie, nelle parafarmacie o nei corner degli ipermercati.

Aumentano i punti vendita, ma la qualità del servizio resta mediocre, l’interesse commerciale prevale su quello professionale.

Credo di riconoscere una certa parzialità nell’indagine; mi è sembrata una caccia all’errore, la volontà di fornire un’immagine caricaturale del farmacista, mettendone in evidenza un lato oscuro, avido e un po’ imbroglione.

È innegabile invece che la farmacia rappresenti il primo vero presidio sanitario sul territorio e non un luogo dove «un commesso in camice bianco» insegue la vendita a ogni costo, alla ricerca del guadagno facile.

Nella pratica quotidiana molti di noi sono professionisti stimati, attenti e preparati, scrupolosi nel loro ruolo di educatori sanitari.
E per questo mi sento come tanti ingiustamente colpita dal giudizio negativo di Altroconsumo.

Devo ammettere però, che troppo spesso nell’ultimo anno abbiamo assistito a dibattiti in cui più voci, anche istituzionali, si sono levate unicamente in difesa del prezzo dei farmaci.
Si è parlato troppo di riduzione della spesa sanitaria, come mezzo per mantenere un servizio farmaceutico efficiente, e troppo poco di tutela della salute pubblica.

Il contenimento della spesa ha posto l’accento sull’aspetto economico del problema come se il farmaco fosse un bene di largo consumo qualsiasi.

E allora perché meravigliarsi del risultato di questa indagine?
È semplicemente lo specchio mediatico della realtà che stiamo vivendo.

È arrivato il momento in cui il farmacista deve legittimare pubblicamente il proprio ruolo sociale, tornando a riconoscersi prima nella figura del professionista della salute e poi in quella di commerciante.

Dobbiamo guardare avanti e, pur senza ignorare la dimensione imprenditoriale della nostra attività, liberarci di tanti inutili orpelli, per valorizzare quegli aspetti etici della professione che la rendono tanto unica e preziosa.

Pensiamo allo sviluppo del laboratorio, all’assistenza domiciliare attiva, alla creazione del Centro Servizi integrato di cui tanto si parla.

Non è vero che la professionalità non paga: torniamo in farmacia, dietro al banco, e ricominciamo ad ascoltare e a dare saggi consigli.

La fiducia della gente, ne sono certa, verrà da sé.


Farmacia News, Il lato oscuro della farmacia, Editoriale di Raffaella Ferrari

Fonte: Farmacia News