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Per evitare la crisi dei servizi basterebbe una piccola rimodulazione della spesa pubblica.Cure agli anziani, patto con le Regioni

Più risorse statali potrebbero innescare un maggior impegno a livello di territorio

Nel suo discorso d'insediamento il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha collocato l'assistenza agli anziani non autosufficienti tra i temi sui quali il nuovo Esecutivo intende intervenire. Se ne occuperanno i responsabili dei Dicasteri competenti, Renato Balduzzi (Sanità) ed Elsa Fornero (Welfare). Il Governo ha tempo limitato, pochi soldi ma l'ambizione di avviare riforme che rimangano. Cosa può fare? Vediamo. 

Interrompere l'oblio
La sfida di trovare risposte adeguate nell'assistenza impegna l'intero territorio italiano eppure la politica nazionale non se ne è, mai, molto interessata. Da una parte, nel nostro Paese, gli Esecutivi hanno tradizionalmente una ridotta capacità di decidere in autonomia e sono assai soggetti all'influenza di lobbies, corporazioni e sindacati. Non esistono, però, incisivi gruppi di pressione a favore degli anziani non autosufficienti. Dall'altra, la loro condizione suscita un sentimento di rimozione collettiva, che riguarda tutti coloro i quali non ne siano - in qualche modo - coinvolti. La ragione è semplice: nessuno di noi ama pensare che potrebbe esserne, un giorno, toccato e immaginarsi come - aa esempio un 85enne con l'Alzheimer. Pertanto, se il nuovo Esecutivo intende definire le sue priorità in autonomia dalle lobbies e fare dello sguardo verso la reale società italiana una propria prerogativa, troverà nella non autosufficienzaun congeniale terreno d'azione. 

Le difficoltà in arrivo
Se per l'indennità di accompagnamento è possibile una riforma a costo zero (si veda il pezzo alato) diverso è il caso dei servizi. I loro finanziamenti - 0,24% del Pil per la domiciliarità . e 0,40% per la residenzialità - sono inadeguati e le richieste d'interventi crescono. Mentre l'ultimo decennio ha visto l'offerta aumentare, iniziando così a colmare le sue lacune, la fase più recente ha segnato l'inizio di un periodo di difficoltà destinato ad aggravarsi rapidamente. Pure nell'eterogeneità tra le Regioni, la tendenza è univoca: i dati indicano che se nulla cambierà nei prossimi anni i servizi di cura vivranno una forte crisi causata dal loro sotto-finanziamento. Significa, ad esempio, che le strutture residenziali vedranno le proprie liste d'attesa allungarsi ancora e che la compressione delle risorse disponibili si scaricherà sulla qualità degli interventi, peggiorandola, e sulle condizioni di lavoro del personale, con profili contrattuali sempre più svantaggiosi; nondimeno, le rette per le famiglie saliranno ulteriormente. Saranno indeboliti anche gli sportelli che forniscono informazione e consulenza alle famiglie, che solo negli ultimi anni iniziavano a strutturarsi, e si potrebbe continuare con molti altri esempi. 

La rotta da delineare
Per evitare il peggioramento dei servizi non esiste alternativa a un incremento della spesa pubblica. Alcuni ritengono che le assicurazioni private possano renderlo evitabile ma gli studi concordano nel ritenere che non sia così, riservando loro una funzione esclusivamente integrativa. Anche l'Ocse è recentemente intervenuta - con un autorevole rapporto (Help Wanted? Providingandpayingfor long-terra care) per smontare l'illusione che le assicurazioni private possano far venir meno la necessità di più spesa pubblica. Peraltro, lo scarso finanziamento dei servizi ha un suo, paradossale, "vantaggio". Gli stanziamenti dedicati sono così esigui che se ne potrebbe produrre una robusta crescita con riduzioni marginali di altre voci di bilancio. Se vuole rendere credibile la dichiarata attenzione verso la non autosufficienza, il Governo dovrebbe accompagnarla con uno spostamento: di risorse a suo favore da altri settori. 

L'alleanza con le Regioni
Solo stringendo un patto con le Regioni-responsabili dei servizi - il Governo riuscirà ad incidere. Se garantirà il proprio impegno a sostegno della rete dei servizi lo Stato potrà chiedere loro un ulteriore sforzo, oltre a quelli già sostenuti in questi anni, per incrementare le risorse dedicate. In media, tre/quarti del bilancio regionale sono destinati alla sanità e in molte realtà esistono margini per spostare finanziamenti da un utilizzo poco appropriato negli ospedali a uno più utile nei servizi dedicati agli anziani. L'alleanza dovrebbe riguardare anche la rivisitazione del federalismo, nella cui definizione la non autosufficienza è rimasta sinora marginale. Mentre oggi la maggior parte degli esperti ritiene che il federalismo non porterà alcunbeneficio al settore bisogna far sì che la sua progressiva introduzione costituisca un'occasione di sviluppo e assicuri standard di servizi adeguati nelle Regioni, attraverso percorsi di miglioramento differenziati a secondo dellarispettiva situazione attuale.

Fonte: Il Sole 24Ore
A cura di Cristiano Gori

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