Che cos'รจ la broncopneumopatia cronica? La bronchite cronica che si somma all'enfisema BPCO, la broncopneumopatia cronica ostruttiva
Bronchite cronica: la broncopneumopatia cronica ostruttiva, o BPCO, è una malattia che si manifesta con una bronchite cronica, caratterizzata da infiammazione e restringimento dei bronchi, ed enfisema, cioè distruzione del tessuto polmonare: in alcuni pazienti prevale la bronchite, in altri l'enfisema. Si calcola che la BPCO sia riconosciuta solo in 1 paziente su 4, e spesso con ritardo, il che pregiudica le possibilità di cura. «I sintomi sono sempre la tosse cronica, il catarro, l'affanno - spiega Lorenzo Corbetta, docente di Malattie respiratorie all'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze -. Purtroppo compaiono quando i danni hanno già compromesso il 50% dei polmoni: la malattia è lenta e subdola, inizia diversi anni prima dei sintomi e poi accompagna per il resto della vita, perché il declino della capacità respiratoria interferisce sempre di più con la qualità della vita».
Quali sono i fattori di rischio per la BPCO?
«Il principale è senza dubbio il fumo di sigaretta, attivo e passivo. Anche l'esposizione professionale a sostanze irritanti e l'inquinamento sono coinvolti. Esiste poi una suscettibilità individuale determinata dai geni. Le donne, inoltre, sono più sensibili ai danni da fumo e hanno forme di BPCO più gravi».
Come si fa la diagnosi?
«Con la spirometria, un esame che si esegue soffiando in un apposito dispositivo e che misura il grado di ostruzione del flusso d'aria. L'esame dovrebbe essere eseguito da chi è un fumatore e ha almeno un sintomo di BPCO; per capire se si è a rischio, inoltre, ci si può sottoporre a un piccolo test di autovalutazione in 5 domande (vedi grafico).
Quali sono le cure?
«La prima è smettere di fumare, per interrompere il declino respiratorio. Importanti anche attività fisica e alimentazione adeguate. I farmaci non guariscono la malattia, non ne modificano la storia. La BPCO, una volta "innescata", non torna indietro; i broncodilatatori però migliorano i sintomi e la qualità della vita e riducono il numero di riacutizzazioni dell'insufficienza polmonare che portano ai ricoveri. Oggi si preferiscono i principi attivi a lunga durata d'azione, da prendere una sola volta al giorno.
Che cosa si può fare nei casi più gravi?
Man mano che la malattia avanza, oltre a fare una riabilitazione respiratoria in ospedale e a casa, si sono dimostrati efficaci farmaci come il cortisone per inalazione in combinazione con i broncodilatatori o altri antinfiammatori. È in arrivo una nuova classe di antinfiammatori, gli inibitori delle fosfodiesterasi, che potranno essere usati in aggiunta o al posto del cortisone. È inoltre possibile ricorrere all'ossigenoterapia, per respirare ossigeno puro, o alla ventilazione meccanica, che supplisce all'insufficiente attività respiratoria. Quando la BPCO diventa estremamente grave si può tentare l'intervento chirurgico o endoscopico di riduzione del volume polmonare, per diminuire l'iperinsufflazione del polmone enfisematoso, o il trapianto di polmone, che si sceglie nei pazienti molto gravi ma giovani.
Fonte corriere.it
A cura diElena Meli
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