Nonni contro le Badanti
Badanti contro nonni.
Famiglie contro "assistenti familiari" venute dall´Est (le filippine ormai quasi sparite).
Un conflitto che si esaspera, che spacca persino le organizzazioni sindacali.
La Cgil vive drammaticamente questo conflitto, per ora senza apparenti soluzioni: l´anno scorso ha gestito 500 controversie, promosse dalle badanti che «chiedono il conto» alle famiglie presso le quali hanno lavorato: ore non pagate, Tfr e contributi non versati, feste e ferie non riconosciute e via di questo passo, spesso subito dopo la morte della persona assistita, evento che chiude irrimediabilmente il rapporto di lavoro.
Le donne dell´Est (moldave, russe, ucraine, romene) prendono coscienza, chiedono il rispetto del contratto nazionale e mettono in piedi una rivendicazione contro migliaia di anziani, che erano stati costretti a diventare dall´oggi al domani datori di lavoro, per necessità urgenti di assistenza, senza sentirsi tali.
Il conflitto entra dentro il sindacato.
Da una parte le donne che si rivolgono alla Filcams, la sigla del commercio, per vedere riconosciuti i propri diritti dopo l´avventuroso arrivo in Italia come clandestine.
Dall´altra i pensionati iscritti allo Spi, che si vedono arrivare a casa lettere formali in cui la stessa Cgil, alla quale sono stati iscritti magari per quarant´anni, loro e i loro padri e familiari, li tratta come controparti, alla stregua di imprenditori inadempienti ai quali chiedere conto di malefatte, mentre sono solo pensionati talora a rischio di povertà.
C´è il signor Giovanni Seria che, dopo anni, è ancora risentito, non tanto per aver dovuto risarcire 1800 euro nella conciliazione alla Direzione provinciale del Lavoro, ma per il modo.
Parla di una funzionaria della Filcams che l´ha trattato come il peggior sfruttatore di manopera straniera: «Abbiamo dovuto umiliarci dicendo che la nostra disponibilità economica non ci permetteva di fare di più. Perdipiù mio padre era stato licenziato per rappresaglia negli anni ´50. L´unico a darci una mano è stato Bruno Pizzica».
Il segretario dello Spi ha scritto al segretario Cesare Melloni e alla Filcams per dire che «questi non sono datori di lavoro, sono parti integranti della nostra stessa storia e così vanno trattate, con grande riguardo e sensibilità. Se hanno da pagare mancanze contrattuali, dobbiamo aiutarli a capire e non mortificarli».
Pizzica ammette che lettere di disagio, di protesta continuano a arrivare: «Il punto è che in queste controversie la parola dell´uno vale quella dell´altro, perché tutto è rimasto chiuso dentro le quattro mura domestiche. Il nodo è che nessuno è in grado di sapere chi dice la verità».
Tanto è vero che nelle conciliazioni, al sindacato o negli uffici del Ministero del Lavoro, le badanti ottengono il 50 per cento di quanto chiedono.
La situazione è invariata, come dimostra una lettera di ieri su Repubblica, di Giacomo Bollini, figlio di due iscritti storici alla Cgil, che si chiede: «Chiunque può andare alla Filcams-Cgil, dichiarare il falso e pretendere ingenti somme?»
Tra i «contendenti», ecco che il segretario della Camera del Lavoro disegna uno scenario assolutamente da cambiare: «La gravità del problema nasce dal fatto che il peso dell´assistenza ricade tutto sulle famiglie. Un contenzioso così vasto ha a che fare con una realtà sommersa, alimentata dalla Bossi-Fini, che non può durare. Si trovano in conflitto due realtà altrettanto deboli, le famiglie e le donne straniere, mentre bisogna creare un nuovo sistema di protezione sociale in cui il pubblico faccia da garante del rapporto».
Ma nel frattempo? «I settori del sindacato devono muoversi con saggezza.
Da un lato si consiglia di regolarizzare le badanti, dall´altro bisogna sapere che abbiamo di fronte drammi familiari».
fonte:www.repubblica.it
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