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La badante non c'è più

Allarme delle ACLI: diminuiscono le donne straniere

Troppe ore, pochi soldi ed enormi problemi per le famiglie lasciate a casa.

I paesi dell’est chiudono, l’intero sistema è e rischio.
Le filippine? Quasi del tutto sparite.

La colf più leggendaria della storia rischia di trapassare nel mito, ma anche assumere ucraine, moldave e rumene sta diventando sempre più difficile.

Cosa accadrà al “Welfare informale”, quello che evita l’implosione del sistema di assistenza in Italia?

C’è una ricerca della Acli sui collaboratori domestici stranieri che lancia l’allarme.
Spiega Pina Brustolin , responsabile di Acli – Colf , la più diffusa organizzazione di questo settore : "E’ uno dei lavori più logoranti sul mercato, con un ricambio elevatissimo perché le donne non ce la fanno.
Ma è anche un lavoro che rischia di sparire in Italia, perché i Paesi di provenienza stanno mettendo vincoli all’emigrazione soprattutto delle cosiddette badanti.
Dovremmo pensarci e cominciare a scovare risorse pubbliche, da rubricare sotto il capitolo delle politiche famigliari".

Ma c’è anche un’altra cosa che Pina Brustolin dice e colpisce dritto la coscienza: "E’ ora di finirla di andare a cercare in giro per il pianeta i poveracci per costringerli a casa nostra, anche 60 ore alla settimana, persino di notte, senza contatto e contributi, senza vita privata, lontano dai loro affetti, per curare i loro affetti".

La ricerca della Acli smonta luoghi comuni, inchioda responsabilità, e spiega perché il sistema è sull’orlo del baratro, nella più totale assenza della Stato, che lo ha lasciato crescere, caricando le spalle di moltissime famiglie italiane di carichi insopportabili e fino a oggi anche, purtroppo, insospettabili.

Ne arrivano sempre di meno Osserva ancora la responsabile di Acli – Colf : "In Ucraina le Autorità politiche e la Chiesa stanno facendo pressioni per bloccare il flusso di badanti, che lasciano i figli soli, spezzano famiglie con conseguenze devastanti sul piano sociale.
La Moldavia ha gia chiuso.
La Romania si appresta a farlo".

E poi ci sono loro, le nostre collaboratrici familiari, che si stanno accorgendo dello sfruttamento e che adottano sempre di più un metodo che lascerà senza fiato l’Italia: “fatti un gruzzolo e torna a casa”.

Il ricambio si bloccherà presto e gia ci sono delle avvisaglie.
Nessuno lo dice, ma le filippine che arrivavano al ritmo annuo di 33 su 100 colf chieste dal nostro mercato, da qualche tempo provvedono al ricambio solo nella misura del 10 per cento.
E ha segno negativo anche l’arrivo di ucraine e rumene, che, inoltre, accettano sempre meno il posto fisso accanto a un anziano e appena possono lo mollano.
E non vale nulla pure il dato Istat che rileva un raddoppio tra il 2000 e il 2003 dei collaboratori domestici, poiché è quasi tutto dovuto alla grande regolarizzazione del 2002.
Secondo alcune stime, tuttora sono irregolari tra 250.000 e 900.000 colf e badanti straniere, mentre iscritte all’Inps ce ne sono altre 750.000.

Il sistema ha retto finché l’offerta ha generato la domanda, poiché le nostre badanti chiedono pochi soldi, sono disposte a orari massacranti, perché irregolari; e hanno figli da sfamare e mandano all’estero fino alla metà del magro stipendio.

Le ucraine negli ultimi anni hanno quasi monopolizzato il mercato, ma adesso sono le rumene ad avviarsi in cima alla fila.
Le richiedono coppie anziane per il 19 per cento e per il 30 anziani soli.
Fanno tutto: pulizia della casa, la spesa, le infermiere.
Lavorano anche 60 ore a settimana, spesso senza giorno libero, pure di notte senza essere pagate di più.

Per la gioia dei figli e per il benessere psicologico degli anziani, ma con enormi problemi personali che si sommano alla nostalgia per figli e mariti lasciati in patria, per i loro anziani abbandonati.
Eppure, hanno stretto i denti, perché la convivenza con il datore di lavoro permetteva di massimizzare l’invio delle rimesse.

Per le colf va meglio: una media di 35 ore a settimana, giorno libero e possibilità di lavorare in più famiglie con meno danno psicologico personale.

La ricerca della Acli definisce la situazione paradossale, perché fa bene alle famiglie italiane e allo Stato che risparmia, ma autorizza per legge lavoro nero e sfruttamento.
E poi c’è quel “ricambio affettivo”, sempre più marcato perché il “caro assistente” non ce la fa più, che provoca altri danni, questa volta agli italiani.
Oltre la metà dei collaboratori domestici stranieri che lavora in nero ha voluto cosi per far lievitare più in fretta il tesoretto e anche perché dei contributi non sa che farsene, una volta tornato in patria, non permettendo l’Inps, nella maggior parte dei casi, di commutare i contributi versati in una pensione all’estero. All’ altra metà l’irregolarità è stata imposta dal datore di lavoro.
Non riescono ad andare a Messa
Lo studio indaga sul grado di intimità familiare tra colf, badanti e datori di lavoro: feste, compleanni, la Tv insieme.
Ma tempo e spazio di lavoro diventano “assoluti”.
Cosi si scambia la disponibilità per la flessibilità nel lavoro e il gioco dello sfruttamento è presto avviato.

Devono cambiare cultura, a volte religione, spesso devono dimenticare per mancanza di tempo la pratica religiosa.
Il 65 per cento di colf e badanti è cristiano, ma a Messa non riesce quasi più ad andare.

Il loro giudizio, poi, su come da noi vengono trattati gli anziani è severo: più della metà contesta il proprio lavoro e accusa figli e famiglie di lasciarli in cura a estranei.
Forse è anche per questo “ingabbiamento lavorativo”, come dice la ricerca, che appena possono cambiano lavoro o tornano a casa.
Eppure, sebbene probabilmente non ne siano consapevoli, famiglie italiane e famiglie straniere si aiutano l’un l’altra, a migliaia di chilometri di distanza o nella stessa strada, perché c’è una parte, soprattutto di colf, che è riuscita a portare in Italia la famiglia d’origine.
Si scambiano denaro, affetto, attenzioni.

E’ il “Welfare de’ noantri”, che assume anche la dimensione di cooperazione internazionale.

Di Alberto Bobbio

Fonte: Famiglia Cristiana

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