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Apnee del sonno: difficili da riconoscere, difficili da diagnosticare

Russare non è solo un problema di benessere. Rappresenta molto spesso il segnale più evidente di OSAS: in inglese, Obstructive Sleep Apnea Syndrome, ovvero Sindrome delle Apnee Notturne. La patologia, a differenza di quanto pensano i più, non mette a repentaglio le sole funzionalità respiratorie; le conseguenze sono importanti anche dal punto di vista neurologico, cardiorespiratorio e metabolico.

Ciò nonostante, assistiamo a un preoccupante fenomeno di mancata diagnosi. Seppur in presenza di un 20% d’incidenza per alcune fasce d’età, senza distinzioni per sesso maschile o femminile, sono ancora tantissimi coloro che non sanno di esserne affetti. Le tipiche patologie croniche da “stile di vita”, inoltre, favoriscono l’insorgenza dell’OSAS e comportano un’incidenza ancora maggiore: sono colpiti il 40-50% dei cardiopatici, il 50% degli obesi e più del 70-80% dei diabetici. Perché preoccuparsene? Le conseguenze possono essere estremamente gravi, o fatali, come nel caso di ictus, infarti e aritmie.

Tirando le somme, di tutti i soggetti italiani affetti da OSAS, il 90% non ha ancora ricevuto la corretta diagnosi o non si cura adeguatamente. Questo perché spesso i pazienti tendono a sottostimare l’entità del problema e l’offerta sanitaria in Italia non favorisce il processo diagnostico e terapeutico. In molti probabilmente non riceveranno mai indicazione di sottoporsi ad uno studio polisonnografico, che rappresenta il solo esame titolato ad accertare la presenza della patologia.

La diagnosi di per sé è un processo semplice, ma non si può prescindere da un monitoraggio strumentale che duri un’intera notte – lo studio polisonnigrafico, appunto. Così in pochi finiscono per sottoporcisi, aumentando il numero di incidenti alla guida e sul lavoro, causati proprio da colpi di sonno. Ecco dunque che quello della mancata diagnosi diventa un problema di salute pubblica, avendo forti ricadute anche sul sistema sanitario nazionale e sul comparto assicurativo, con una spesa stimata attorno ai 6 miliardi di euro l’anno.

Naturalmente non è possibile sottoporre in via precauzionale milioni di persone all’esame polisonnigrafico. Occorre che coesistano nel paziente una serie di sintomatologie: pause respiratorie durante la notte, russamento, risveglio con senso di soffocamento, sonnolenza diurna. In più, occorre osservare particolare attenzione in presenza di anomalie orofaringee (ridotto calibro delle vie aeree superiori), una circonferenza del collo superiore a 43 cm per gli uomini e 41 cm per le donne, sovrappeso e obesità (IMC maggiore di 29), presenza di diabete, bronchite cronica, fibrillazione atriale, insufficienza renale e ipertensione arteriosa.

Ma come funziona l’esame? Dipende: può trattarsi di un monitoraggio cardiorespiratorio completo svolto in ambiente sanitario o di una polisonnografia eseguita a domicilio con strumenti portatili. L’obiettivo è sempre quello di raccogliere dati su una serie di parametri, che possono indicare o meno la presenza di fenomeni di apnea notturna. Ne seguirà l’analisi di uno specialista del sonno per la diagnosi definitiva. Essendo l’OSAS una patologia che interessa diverse specialità mediche, sarà necessario coordinare le azioni diagnostiche e terapeutiche perché l’intervento sia completo ed efficace. Normalmente si procede con una reimpostazione del regime alimentare, se in presenza di un peso corporeo eccessivo. Quindi si lavorerà per contrastare diabete, ipertensione e displidemie, i principali fattori di rischio cardiovascolari. Infine si passerà alle azioni specifiche per la patologia: terapia posizionale, dispositivi intraorali per aumentare lo spazio nel cavo orale, la CPAP per l’immissione continua di aria nei polmoni e, solo come ultima possibilità, si potrà valutare di procedere chirurgicamente. In ogni caso, come per tutte le patologie croniche, il paziente deve avere ben presente che dovrà adottare dei cambiamenti sostanziali nel proprio stile di vita.

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