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Un aiuto contro l'Alzheimer

La demenza è presente nel 30-40% degli ultraottantenni e rappresenta oggi una delle più importanti cause di disabilità - oltre che la quarta di mortalità - della popolazione anziana.

L’Alzheimer è la forma di demenza più diffusa.

La dott.ssa Paola Merlo, responsabile del Centro U.V.A. e della Sezione Autonoma di Neurologia III di Humanitas, ne spiega le caratteristiche e le difficoltà legate alla cura di questi malati.

Dott.ssa Merlo, come si manifesta la demenza?

“Questa malattia compromette la memoria ed altre funzioni cognitive quali linguaggio, attenzione, orientamento, capacità di critica, ed inoltre provoca disturbi del comportamento e della sfera emotiva di entità tale da interferire nelle usuali attività lavorative, sociali o relazionali. La complessità della demenza è confermata anche dalla difficoltà di delineare un quadro preciso del suo sviluppo”.

Quanto è diffusa la malattia di Alzheimer e quali sono i primi sintomi?

“Quella di Alzheimer è la forma di demenza più comune: nel mondo ne soffrono 25 milioni di persone, con 4,6 milioni di nuovi casi l’anno e una nuova diagnosi ogni 7 secondi.
Allo stato attuale delle conoscenze la diagnosi di questa malattia si basa soprattutto su criteri clinici, e solo il riscontro autoptico può darne la certezza.
In mancanza di markers o di fattori predittivi sicuri, le possibilità di agire prima della comparsa dei sintomi sono scarse.
Una particolare attenzione deve essere rivolta ai soggetti con deterioramento cognitivo lieve (MCI), condizione che potrebbe rappresentare la fase preclinica della demenza”.

Quali sono le cure?
“Fino a pochi anni fa la demenza ed in particolare la malattia di Alzheimer era considerata incurabile: oggi l’avvento degli inibitori delle acetilcolinesterasi permette di controllare meglio il decorso della malattia, rallentandolo lievemente e migliorando alcuni sintomi.
Il percorso di cura del paziente affetto da Alzheimer è legato alla valutazione della gravità della demenza, all’epoca d’esordio dei sintomi ed all’età, parametri sui quali viene basata la scelta degli strumenti e dell’iter diagnostico, ed la successiva definizione di un programma assistenziale mirato al paziente”.

È importante anche il sostegno non strettamente medico?
“È di primaria importanza.
Proprio perché l’evoluzione severa della malattia di Alzheimer e delle demenze in generale richiede un aiuto non solo di tipo medico da un anno è nato, in collaborazione con Fondazione Humanitas, “Pegaso… accettare l’Alzheimer”, programma di sostegno ai familiari dei pazienti seguiti presso il Centro U.V.A. di Humanitas”.

La malattia di Alzheimer è anche l’argomento del servizio “Lo specialista risponde” sul sito www.humanitas.it.
Nel mese di dicembre la dott.ssa Merlo risponde alle domande dei lettori.

Fonte: www.humanitas.it.